Mes, l'uomo dell'Italia che tratta a Bruxelles negoziò per Etruria

A rappresentare il nostro Paese in Europa c'è Alessandro Rivera. Secondo le ultime indiscrezioni, sul Mes il dirigente del Mef seguirebbe una linea opposta a quella del governo

Mes, l'uomo dell'Italia che tratta a Bruxelles negoziò per Etruria

In vista dell'Eurogruppo del prossimo 7 aprile, dove con ogni probabilità si deciderà come (e se) usare il Mes per contrastare l'emergenza economica provocata dal nuovo coronavirus, i dirigenti dei ministeri delle Finanze dei vari Paesi dell'Ue lavorano senza sosta per partorire un documento in grado di accontentare tutti.

Il problema per l'Italia, scrive La Verità, è uno, e anche bello grosso: a rappresentare il nostro Paese al tavolo di Bruxelles c'è Alessandro Rivera. Chi è costui? Ricopre il ruolo di direttore generale del ministero dell'economia e delle finanze. Ma soprattutto, secondo le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano La Stampa, seguirebbe una linea diametralmente opposta a quella perpetuata dal governo.

Il motivo è da ricercare nella diversa visione tra le parti. Già, perché mentre l'esecutivo ha un certo tipo di idee sul Fondo salva-Stati (va bene utilizzarlo, ma senza condizionalità), nel Mef ci sarebbero numerosi tecnici molto più ortodossi. Altro campo di scontro: le risorse da destinare alle aziende a corto di liquidità. Conte spinge per arrivare a 100 miliardi di prestiti mentre lo stesso Mes, proprietario della Cassa depositi e prestiti, non sembrerebbe essere dello stesso avviso.

Il nodo del governo: Alessandro Rivera

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per assistere a un braccio di ferro all'interno del governo. Il nodo principale, come detto, è il Mes. Le soluzioni che saranno esaminate dall'Eurogruppo non contemplano né lo stop alle condizionalità né la firma del memorandum. Tali proposte avrebbero ricevuto il bollino tecnico di Rivera e della sua squadra. Peccato che Conte avesse chiesto a gran voce la sospensione della condizionalità.

Il premier chiede infatti l'uso speciale di linee di credito del fondo per fronteggiare l'emergenza provocata dal coronavirus, ma senza tutta quella serie di obblighi che condizionerebbero l'Italia. Rivera sostiene che sia impossibile ribaltare i tavoli, oltre che pericoloso. Il rischio, infatti, è quello di compromettere fragili equilibri, importanti anche in chiave interna. Stando così le cose, per Roma diventa assai complicato trattare con Bruxelles. A maggior ragione se l'uomo incaricato di rappresentare il governo italiano dovesse davvero remare contro lo stesso esecutivo.

In ogni caso, Rivera ha fatto carriera nel ministero del Tesoro dopo aver partecipato, 19 anni fa, a un concorso indetto dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione.

Nel corso della sua carriera ha affrontato vari negoziati, tra cui le trattative con la direzione generale concorrenza dell'Ue sui salvataggi bancari. Quindi: Banca Etruria, le ex Popolari venete e l'aumento precauzionale del Monte dei Paschi di Siena. Nell'estate del 2018 riceve la chiamata di Giovanni Tria e passa dall'essere responsabile del dipartimento banche del Tesoro a capo della direzione generale (tra l'altro contro il parere del Movimento 5 stelle).

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