Mfe al test dell'assemblea di Mediaset

Vivendi, ostile al progetto, chiede il voto. Ma il Tar boccia il ricorso

Lo scontro tra Mediaset e Vivendi continua. Oggi a Cologno monzese alle ore 11 è prevista una assemblea straordinaria per modificare, rendendo la governance più favorevole agli azionisti di minoranza, lo statuto di Media For Europe (Mfe), il progetto di broadcaster paneuropeo con sede in Olanda che sta molto a cuore al Biscione ma è inviso al gruppo di Vincent Bolloré. Il progetto, che prevede l'unione in una unica società di Mediaset Italia con la controllata spagnola, già approvato lo scorso settembre, è stato oggetto di numerosi ricorsi presso i tribunali di Spagna e Italia da parte di Vivendi.

Il contenzioso tra le due società è iniziato nel 2016, quando i francesi hanno firmato un contratto per l'acquisto della pay tv Mediaset Premium, recedendo poi dallo stesso. Ma Vivendi non si è accontentata, architettando una scalata ostile che l'ha portata al 29% del capitale. Ma dato che la società transalpina possiede anche una quota del 24,9% di Telecom Italia, per effetto della legislazione italiana l'Agcom ha congelato i diritti di voto del 20%, che sono stati depositati in Simon Fiduciaria. E così il piano del patron di Vivendi, Vincent Bollorè di rendere ingovernabile Mediaset, pur con il 45,8% dei diritti in voto in mano a Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, non è facile. Più volte le due società sembravano a un passo dall'accordo ma molto probabilmente la decisione sulla creazione di Mfe passerà dal tribunale. E precisamente dall'udienza già fissata per il 21 gennaio dove il giudice dovrà valutare le modifiche statutarie che oggi saranno proposte. Modifiche che, se tutto andrà come da copione, ossia se sarà ammessa al voto solo Vivendi con il 9,9% mentre sarà esclusa Simon con il suo 19,9%, passeranno. A decidere, se ammettere anche Simon Fiduciaria o solo Vivendi (come a settembre) sarà il board di Mediaset che si riunirà prima dell'assemblea. Del resto il Tar del Lazio ha bocciato ieri il ricorso d'urgenza di Vivendi che aveva chiesto la sospensione della delibera Agcom che ha congelato i diritti di voto.

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