Quel miracolo delle pmi

Quando celebriamo il Salone del mobile troppo spesso dimentichiamo «da dove arriva». Le cose stanno così: sono le imprese di famiglie, anche le realtà artigiane di dimensioni assai contenute, che hanno costruito e esaltato, rendendolo magnificenza in tutto il mondo, il mercato dell'arredo e del mobile di design. Un fenomeno economico e sociale che ha suggerito di farne vetrina di prestigio con l'intuizione vincente del Salone. Non una manifestazione fieristica costruita a tavolino, ma il contrario: è stata la vivacità di quel mercato a far nascere e lievitare «Il Salone». Grazie, soprattutto, alle Pmi a precisa matrice familiare.

Occorrerebbe certosina pazienza per riprendere i mille articoli e le pompose riflessioni che decretavano il de profundis di quella formula imprenditoriale: imprese troppo piccole, con scarsa visione, impreparate alla relazione e ai processi di internazionalizzazione. In alcuni casi i rilievi posti hanno un fondamento, ma generalizzare non aiuta. Le famiglie del made in Italy hanno molto da insegnare. Si muovono nonostante una politica dedita a raffreddarne gli entusiasmi. Sono eccellenze, investono, acquisiscono, manifestano un sano equilibrio tra la natura familiare dell'impresa e il necessario inserimento di figure manageriali capaci. Esse trainano la nostra economia; per questo vengono studiate nelle migliori accademie internazionali. Noi, quando va bene, ce ne ricordiamo appena. La politica solo per vessarle inficiandone lo sviluppo tra misure capestro e infinita burocrazia.

Allora: giusto spendersi in elogi per i risultati raggiunti dal Salone del Mobile con la brillante appendice del Fuorisalone, geniale intuizione della vulcanica Gilda Boiardi, ma diamo merito alle imprese di famiglia che l'hanno generato attraverso la propria brillante attività. Senza poter beneficiare di lungimiranti politiche industriali. Un miracolo italiano!.

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