La Moda in passerella con l'arte

Succede che nel 2017 le più famose griffes della moda italiana hanno destinato, in media, l'1% del proprio fatturato che significa circa l'8% dell'utile netto a erogazioni liberali a sostegno dell'arte con iniziative proprie o in collaborazione con enti pubblici e privati. (Fonte: area studi Mediobanca).

Milano è in prima fila nel beneficiare di questa interazione fra moda e arte. Come è stato raccontato anche al Milano Art Week, la fiera internazionale d'arte moderna e contemporanea andata in scena dall'1 al 7 aprile. È il nuovo volto del mecenatismo, imprenditori del settore della moda, appassionati della bellezza nelle sue molteplici forme, che si spendono in prima persona in favore di un'attività sociale di grande valore e respiro culturale. Aggiungo che sono molte le imprese, in generale, che investono nell'arte e specie nella fotografia. Acquistano opere per poterle ammirare (dividendo estetico) e in più fanno un ottimo investimento. E, così facendo, permettono a tutti di beneficiare della bellezza con un modesto costo del biglietto d'ingresso. Si rinverdisce così la tradizione del privato che svolge un ruolo pubblico e che ha avuto in Raffaele Mattioli l'artefice principe; un banchiere illuminato, protagonista della svolta di Comit nel rendere il proprio prezioso patrimonio artistico un'esperienza per tutta la comunità. L'Italia non può che puntare sull'arte, il petrolio che tutti ci invidiano. Siccome lo Stato fa poco o nulla per i problemi di sempre, il risveglio non può che avvenire «dal basso». L'impegno concreto di imprenditori mecenati per sostenere progetti a sostegno dei linguaggi dell'arte (monumenti, riqualificazioni, pittura, scultura, fotografia) dice a chiare lettere che il patrimonio artistico italiano, ovvero il nostro petrolio, ha bisogno di raffinerie che funzionino a meraviglia. Una bellissima moda! Una bellissima sfilata!

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