La mossa che blocca il redditometro: ecco cosa fare

Ritorna il redditometro che controllerà la capacità di spesa di ogni famiglia tra redditi dichiarati ed effettivo tenore di vita ma c'è un modo per "prevenire" il terzo grado del fisco: ecco quale

La mossa che blocca il redditometro: ecco cosa fare

Ritorno al passato: il Fisco vuole ripartire dal redditometro, lì dove nel 2018 si era fermata la macchina per l'attuazione del nuovo strumento di accertamento dei redditi dei cittadini con l'allora governo formato da Lega e 5Stelle.

Cos'è il redditometro

Recentemente (potete leggere qui il nostro articolo) abbiamo trattato l'argomento spiegando che si tratta di uno strumento introdotto per misurare la capacità di spesa delle famiglie e che, dopo tre anni di stop, tornerà operativo per gli accertamenti a partire dal periodo d'imposta 2016: l'obiettivo sarà quello di scovare in modo nitido la vera capacità contributiva dei cittadini e far scattare eventuali controlli in presenza di uno scostamento superiore del 20% tra redditi dichiarati e ricostruiti. Di fatto, il Fisco punta a sfruttare meglio le potenzialità inespresse della Superanagrafe dei conti correnti potendo contare su cinque dati chiave: il saldo a inizio anno ed alla fine, la somma dei movimenti in entrata e in uscita e la giacenza media.

Come funziona e quali sono le sanzioni

L'Agenzia delle Entrata si baserà su cinque punti chiave: il saldo ad inizio anno ed alla fine, la somma dei movimenti in entrata e in uscita e la giacenza media: questo dovrebbe consentire di individuare meglio i redditi da "nero" anche se non si sono tradotti in consumi per i quali il Fisco prenderà in considerazione i dati già espressi dall'Anagrafe tributaria. Nel caso dell’esercizio d’impresa, i prelievi sensibili di un eventuale controllo sono quelli il cui importo supera i mille euro giornalieri o cinquemila euro mensili; se si è privati cittadini, i limiti sono stabiliti dai regolamenti dei singoli Istituti di credito ma, in linea di massima, i limiti ai prelievi oscillano dai 500 ai mille euro giornalieri e dai duemila ai tremila euro mensili. Per operazioni eccezionali di importo maggiore a quanto previsto dalla banca, il prelievo non potrà essere vietato ma l’Istituto di credito chiederà chiarimenti in merito alle finalità del prelievo da parte del correntisto e la banca potrà decidere se inviare o no la documentazione all’UIF, Unità di Informazione Finanziaria.

L'Agenzia delle Entrate potrà chiedere ai contribuenti di presentarsi per un contraddittorio e chiedere spiegazioni se un dato reddito ricostruito si possiede veramente e a quel punto, a discrezione dell'accertatore, le sanzioni potranno essere annullate totalmente, in parte, oppure confermate. Le sanzioni, se versate entro 15 giorni dalla notifica dell'accertamento, daranno diritto ad una riduzione del 50%: il contribuente, inoltre, potrà anche non pagare e produrre una documentazione aggiuntiva a cui seguirà un secondo contraddittorio in cui l'Agenzia delle Entrate, acquisendo ulteriori elementi, potrà proporre un accertamento con adesione: in pratica un'ulteriore riduzione delle sanzioni ad un terzo del minimo.

Così può essere "bloccato" il redditometro

Per anticipare la "mossa" del fisco, ogni contribuente può venire a conoscenza dei dati e delle informazioni che lo riguardano presenti nelle varie banche dati dell'anagrafe tributaria grazie alla legge 7 agosto 1990 n.241 e successive modificazioni ed integrazioni. Come riporta ItaliaOggi, questa istanza può essere redatta sulla base dello schema presente sul sito dell'Agenzia delle Entrate in conformità alle disposizioni in materia di accesso documentale, accesso civico semplice e accesso civico generalizzato. In questo modo, il contribuente verrà a conoscenza delle spese risultanti dai dati disponibili o presenti in anagrafe tributaria che verranno considerate ai fini della ricostruzione del suo reddito complessivo. Questo sistema è a disposizione di tutti i soggetti privati che abbiano un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente rilevante e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso: nel caso specifico, l'interesse del contribuente è quello di conoscere i dati a disposizione del fisco nell'ottica di poter prevenire un accertamento sintetico del proprio reddito.

Come si richiede l'istanza

Le modalità di presentazione dell'istanza sono essenzialmente due: in via informale e in via formale. In questo caso la via migliore è la seconda opzione che richiede un'istanza scritta (QUI IL MODULO) utilizzando l'apposito modello presente sul sito delle Entrate. Si può inviare tramite posta elettronica certificata, la raccomandata o la consegna a mano all'ufficio competente. L'ufficio, però, potrebbe anche respingere la richiesta o differire l'accesso agli atti attraverso un provvedimento motivato ai sensi dell'articolo 24 della legge n. 241 del 1990 e del provvedimento direttoriale del 4 agosto 2020. In caso di accoglimento dell'istanza, invece, l'ufficio procederà comunque ad oscurare gli eventuali dati personali di soggetti terzi presenti nei documenti (e i dati che comunque consentano, anche indirettamente, l'individuazione delle persone fisiche, salvo che siano strettamente necessari in relazione all'interesse rappresentato dall'istante). Qualora ci fosse un no, il contribuente potrà fare ricorso alla Commissione per l'accesso istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, entro 30 giorni, trasmettendo il ricorso anche agli eventuali controinteressati e all'amministrazione.

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