Mps al d-day dell'aumento: «Non c'è un piano B»

Se realizzato, il salvataggio costerà 448 milioni di commissioni. Obiettivo: un miliardo dai bond

Camilla Conti

I vertici del Monte dei Paschi ribadiscono il concetto: «Non sono allo studio operazioni alternative» al piano per la messa in sicurezza della banca approvato dal cda lo scorso 24 ottobre.

Il messaggio è arrivato ieri all'interno della lunga serie di risposte sollecitate dalla Consob per integrare le informazioni da dare oggi ai soci all'assemblea. Nuove carte sono state scoperte in vista del confronto con gli azionisti sul piano di salvataggio della banca che comprende l'aumento di capitale fino a 5 miliardi «benedetto» ieri dalla Banca Centrale Europea, la conversione dei bond subordinati e la cessione di 27 miliardi di sofferenze.

La banca scrive che è in corso un'ispezione della Bce focalizzata su alcune posizioni creditizie «oggetto di specifico approfondimento», i cui esiti «saranno noti nella prima metà del 2017». Quanto alla «prima gamba» del piano - l'offerta volontaria di riacquisto di 4,2 miliardi di euro di titoli subordinati convertiti poi in nuove azioni - il Monte si aspetta di raccogliere 1,043 miliardi. Di questa somma, poco più di 200 milioni dovrebbero arrivare dalla conversione del subordinato 2008 in mano in gran parte al retail (che starebbe vendendo da giorni). La cifra potrebbe essere maggiore, dunque. Non solo. Il Fresh 2008 da 1 miliardo entrerà nell'offerta solo dopo aver avuto le autorizzazioni attese a breve. Resta da capire quante fiches verranno puntate sul tavolo senese dagli investitori internazionali che decideranno di aderire all'aumento: il Qatar sarà della partita con una somma di almeno un miliardo come si dice? E gli altri fondi di media taglia come Tosca Fund quanti milioni potrebbero aggiungere sul piatto? Quanto al Tesoro (oggi al 4%) sembra essere destinato a diluirsi ma quali saranno le mosse di altri grandi azionisti della banca come Alessandro Falciai (socio con l'1,8% e candidato dalla Fondazione a prendere il posto di Massimo Tononi alla presidenza), i messicani di Fintech o i francesi di Axa? Proprio questi ultimi potrebbero trovarsi seduti accanto ai concorrenti delle Generali che sono pronte a fare la propria parte nell'ambito della conversione dei bond. Ieri a Londra l'ad Philippe Donnet ha infatti spiegato di voler «guardare i termini della conversione per fare poi insieme al cda la nostra valutazione, con un atteggiamento positivo perché vogliamo partecipare alla soluzione Mps». Generali, ha ricordato il ceo, ha «un'esposizione complessiva dell'1% circa dei propri attivi sulle banche italiane», mentre, secondo le ipotesi circolate nelle ultime settimane, ammontano a 400 milioni le obbligazioni subordinate dell'istituto senese nel portafoglio del Leone, una quota che se fosse convertita, proietterebbe la compagnia triestina a diventare il primo azionista del Monte con un quota tra il 7 e il 9 per cento.

Ad innervosire i piccoli azionisti riuniti oggi a Siena potrebbero però essere le anticipazioni fornite ieri da Rocca Salimbeni sui costi del salvataggio: 448 milioni tra cui 170 milioni per l'aumento di capitale, 69 milioni per la cartolarizzazione, altri 22 milioni per la conversione volontaria dei bond, 2 milioni per il piano industriale e 6 milioni per «altre voci». I restanti 179 milioni riguardano la cartolarizzazione di due prestiti subordinati. Tutti costi, ha comunque ribadito il cda, che saranno corrisposti per la quasi totalità solo nel caso in cui il salvataggio di Mps vada a buon fine.

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