Mps si è mangiata un altro miliardo

Nove mesi in profondo rosso, pesano gli stress test e il costo dei Monti bond. E le banche in Borsa vanno in picchiata

Mps si è mangiata un altro miliardo

Il Monte dei Paschi ha perso 1,15 miliardi da gennaio a settembre e ha accusato un buco di 797 milioni nel solo terzo trimestre per assorbire i costi degli stress test. Nemmeno il «sigillo di garanzia» appena apposto dalla Bce sembra, però, salvare le banche italiane, finite ieri in caduta libera in Borsa. È stata quella che in gergo viene definita una «macro-call», una vendita in massa del credito della Penisola: Mps ha ceduto il 6,5% ancora prima che diramasse i conti, insieme a Bpm (-7,3%), Banco Popolare (-4,2%), Bper (-5,8%), Unicredit (-5,6%) e Intesa Sanpaolo (-3,6%).

A mandare in tilt il sistema questa volta sono, oltre a un'economia che continua a battere in testa e al peso delle sofferenze (+2,7% l'incremento trimestrale medio), i «crediti dubbi» che Francoforte ha scovato durante gli stress test nei cassetti dei singoli istituti poi cerchiati di rosso nella casella «Cfr», «Credit file review»: prestiti che Mario Draghi potrebbe ordinare di ripianare. Tanto per essere chiari, Mps risultava averne per 1,13 miliardi.

Non per nulla ieri Siena ha specificato che l'ammanco del terzo trimestre è dovuto a rettifiche di valore per 1,25 miliardi, di cui 790 milioni legate alla valutazione dell'Eurotower. Con il terzo trimestre «abbiamo «assorbito l'intero impatto del credit file review dell'Aqr della Bce e rivisto i nostri criteri per adattarci a quelli» europei, ha detto l'ad Fabrizio Viola. Rocca Salimbeni, però, non si fa illusioni e ammette che gli effetti degli esami europei stanno pesando anche sull'ultimo scorcio di quest'anno.

Per avere l'idea dell'opera di «sanificazione» completata da Viola e dal presidente Alessandro Profumo per rimediare agli errori della passata gestione, basta dire che nei nove mesi le rettifiche sono state 2,46 miliardi (+60%). Pesano, poi, i 300 milioni accantonati per prepensionare 1.334 adetti entro dicembre (8mila le uscite complessive del piano) e il miliardo di Monti bond ancora in cassa (la cedola è al 10%). Qualche segno di miglioramento, invece, dal punto di vista industriale: il margine di interesse è calato del 2,5% nei nove mesi, ma «sterilizzati» i Monti bond salirebbe del 7% (+10% nel trimestre) e le commissioni del 3,2%. La banca, ha detto il direttore finanziario Bernardo Mingrone, non pensa comunque di rivedere gli obiettivi del 2017.

La posizione patrimoniale mostra un «Cet1» al 12,8%: il Monte si prepara a chiedere altri 2,5 miliardi al mercato dopo i 5 miliadi di giugno. Sostanzialmente, la Rocca ha bisogno di un «cavaliere bianco» e molto difficilmente potrà restare autonoma: arrivate, intanto, le offerte vincolanti per rilevare la controllata del credito al consumo Consum.it, in campo ci sarebbero il fondo americano Apollo e la cordata Deustche Bank-Highbridge. Viola ha poi confermato la possibile cessione di porzioni di crediti deteriorati: 24,3 miliardi a fine settembre.

Il primo a correre ai ripari sui Cfr era stato lunedì il Banco Popolare di Pier Francesco Saviotti, «coprendo» 262 dei 451 milioni di crediti dubbi, in buona parte ereditati dalla pratica degli «stralci», cui era ricorsa a lungo Verona ma non conforme alla Vigilanza unica.

Ora che le regole del gioco sono livellate, anche lo shopping e il consolidamento vanno reinterpretati con un respiro europeo, ha lasciato intendere agli analisti l'ad di Ubi Banca, Victor Massiah, ribadendo che al momento non ci sono dossier aperti: il gruppo, il più solido tra quelli cooperativi, ha spinto i profitti del 47% a 149,8 milioni.

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