Nissan pensa al divorzio. Renault resta isolata e rimpiange l'offerta Fiat

Pesa lo scandalo Ghosn. I giapponesi verso la separazione totale di progetti e produzione

Nissan si preparerebbe a divorziare da Renault, troncando così la proficua Alleanza voluta 20 anni fa dall'ex numero uno Carlos Ghosn. E subito il titolo della Casa francese ha tirato il freno in Borsa: -2,8%. Se prevalesse la volontà di alcuni dirigenti giapponesi, come riportava ieri il Financial Times, entrambe le società andrebbero incontro a guai seri viste le condivisioni di piattaforme, produzione di motori e acquisti generate dall'Alleanza, sinergie - tra l'altro - accresciute in continuazione nel mondo. In proposito, il progetto dei giapponesi includerebbe una separazione totale delle divisioni ingegneria e produzione, e modifiche al cda. Appare comunque singolare che nel momento in cui il settore dell'auto è oggetto di grandi concentrazioni (Fca-Psa e Ford-Volkswagen), c'è chi invece punterebbe a disgregare.

Non è un mistero che tra Renault e Nissan ci siano forti tensioni, e la burrascosa uscita di scena di Ghosn, che ha pagato la volontà di fondere la Casa di Yokohama con i francesi, non ha fatto altro che dare ancora più forza ai giapponesi. Per Renault, comunque, l'ipotesi del divorzio creerebbe non solo una situazione preoccupante, ma anche un caso politico, visto che l'Eliseo è l'azionista di riferimento. E come sottolineato da Ghosn nella conferenza stampa, a Beirut, seguita alla clamorosa fuga dal Giappone, dove era in libertà vigilata, indurre Fca nel 2019 a rinunciare alle nozze è stato un gravissimo errore. Renault, dunque, oltre a rischiare l'isolamento, avrebbe a che fare con i concorrenti diretti di Groupe Psa più forti e galvanizzati dall'imminente fusione con la mancata sposa italo-americana. Alla luce delle indiscrezioni raccolte dal Financial Times, per il nuovo amministratore delegato di Renault (l'ufficializzazione di Luca De Meo dovrebbe arrivare il 14 febbraio quando il presidente Jean-Dominique Senard commenterà il bilancio 2019) si imporrà, come primo atto, una missione a Yokohama per toccare con mano la situazione.

E Nissan? Renault, con Ghosn, l'ha salvata nel 1999 e per anni il top manager franco-libanese è stato considerato dai giapponesi un eroe, salvo poi cadere in disgrazia per le accuse di reati finanziari e fiscali, e il «tradimento» del suo ex delfino Hiroto Saikawa, pure lui finito successivamente nei guai e allontanato dalla società. L'Alleanza franco-nipponica, con la terza arrivata, sempre dal Sol Levante, Mitsubishi, è stata sempre presa come esempio virtuoso. Renault-Nissan-Mitsubishi vende, infatti, oltre 10 milioni di veicoli e le sinergie generate sono sempre state definite indispensabili reciprocamente, in particolare sul fronte dell'elettrificazione e della guida autonoma.

All'improvviso, però, dal Giappone c'è chi considera questo accordo ventennale «tossico», un freno allo sviluppo di Nissan.

Si parla di alti dirigenti, forse in odore di perdere potere, ma anche di ripicca (e qui entrerebbe in scena il governo di Tokio) verso Parigi dopo che il ministro all'Economia, Agnes Pannier-Runacher, ha precisato che «l'Eliseo non estraderà Ghosn», visto che è anche cittadino francese. Per tutta riposta, l'ex presidente ha fatto causa a Renault chiedendo l'indennità di pensionamento (250mila euro), che non è gli stata pagata dopo l'arresto.

Non manca il rovescio della medaglia: una persona vicina ai vertici di Nissan fa invece sapere che Makoto Uchida, neo amministratore delegato, sta lavorando a stretto contatto con il presidente di Renault, Senard, per lanciare i nuovi progetti. E sempre in casa Nissan viene anche considerato che un divorzio - ora - sarebbe estremamente doloroso alla vigilia di importanti lanci di modelli sviluppati su piattaforme comuni. Senza contare tutte le difficoltà derivate dagli accordi parasociali, legali e tecnici tra le parti. E se Nissan avesse già trovato un'alternativa a Renault?

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