Nissan rivuole 90 milioni dall'ex Ghosn

Fiumi di denaro scorrono, nel bene e nel male, lungo l'asse Renault-Nissan. Da una parte c'è la casa giapponese, sempre più inferocita contro Carlos Ghosn, che chiede all'ex numero uno (e salvatore), ora al riparo a Beirut, 90 milioni di dollari come indennizzo per i danni subiti «negli anni di cattiva condotta e di attività fraudolenta».

Dall'altra, e qui il diretto interessato non può fare altro che sorridere, per il futuro ad di Renault, l'italiano Luca De Meo, in carica dall'1 luglio prossimo, si prospetta un compenso d'oro, addirittura superiore a quello percepito dallo stesso Ghosn che era al volante del gruppo francese prima di finire sotto accusa e in carcere a Tokio.

Nel primo caso, Nissan chiede conto all'ex presidente dell'«uso di proprietà residenziali all'estero senza aver pagato l'affitto, dell'utilizzo privato di jet aziendali, di pagamenti alla sorella e al suo avvocato personale in Libano». L'azienda automobilistica nipponica ha anche fatto sapere che è probabile che l'importo aumenti, e ha aggiunto che la società citerà in giudizio Ghosn per «osservazioni infondate e diffamatorie» fatte le scorse settimane, alcuni giorni dopo la fuga, in una conferenza stampa in Libano.

E ora il benvenuto dorato che Parigi si appresta a dare a De Meo. L'ex presidente di Seat, con importanti trascorsi anche in Fiat, riceverà una parte retributiva fissa annuale di 1,3 milioni e bonus legati alle performance, per una cifra complessiva che potrà superare i 6 milioni. Il totale teorico potrebbe essere più alto se le azioni Renault acquisteranno valore. Il predecessore di De Meo, Thierry Bolloré, che ha ricevuto il benservito, guadagnava circa 3,7 milioni tra fisso e bonus, mentre Ghosn, escludendo la retribuzione ricevuta per l'incarico in Nissan, che gli consentiva di superare i 15 milioni l'anno, solo per Renault aveva diritto a un massimo di 4,7 milioni.