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"Obiettivo export a quota 700 miliardi. Mercosur centrale"

Il presidente Ice Matteo Zoppas: "Occorre proteggere il Made in Italy anche in Medioriente"

"Obiettivo export a quota 700 miliardi. Mercosur centrale"
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Matteo Zoppas, presidente dell'Ice, l'agenzia governativa per la promozione all'estero delle imprese italiane, è ormai abituato alla prima linea. Tra guerre e dazi il made in Italy è messo a dura prova. Con il secondo Vinitaly dell'era Trump in corso e in piena crisi mediorientale: quanto i dazi americani e il dollaro debole stanno penalizzando le esportazioni italiane negli Usa?

"Va ricordato che l'annuncio dei dazi era avvenuto alla vigilia del Vinitaly dello scorso anno, e fu un banco di prova importante. Erano presenti sia i produttori, sia i compratori strategici. E dalle varie posizioni si era usciti cercando di spartire il peso del dazio per non impattare sui prezzi di vendita. L'export ha tenuto. Poi, dall'entrata in vigore del provvedimento e per l'effetto negativo del cambio euro\dollaro, è iniziato un arretramento. A gennaio di quest'anno abbiamo riscontrato un calo del 35% del vino italiano in Usa: è da allora che comincia la reale verifica degli effetti complessivi. In ogni caso abbiamo un obiettivo ambizioso ma raggiungibile: vogliamo portare l'export del vino italiano dai correnti 8 a 10 miliardi, nel più breve tempo possibile".

Tra i vari strumenti che mette in campo l'ICE, cosa avete pensato per sostenere l'export vitivinicolo in questa fase?

"Accanto alle oltre 60 iniziative consolidate in 24 mercati, Il 26 e 27 ottobre prossimi porteremo insieme a Veronafiere il Vinitaly a New York in concomitanza con Wine Experience di Wine Spectator. Il nostro compito è intercettare quei player importanti, non solo importatori e distributori strategici ma anche il trade, ristoratori, chef, enologi a cui evitiamo di fare un viaggio transatlantico per incontrare i nostri produttori facilitando l'incontro tra domanda e offerta. E curiamo l'incoming anche da Canada e Sudamerica".

Allargando a tutto l'agroalimentare, quanto pesa il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell'UNESCO?

"È un progetto a cui stiamo lavorando con il ministero dell'Agricoltura già dal 2023, che potenzia il soft power che la cucina italiana già esercita nel mondo con la certificazione di un ente terzo, che ha riconosciuto alla cucina italiana qualcosa che va oltre il semplice gusto. Il ministro Lollobrigida, in particolare, ci ha creduto e ha portato a questo risultato. È uno storytelling che sta già dando aiuto concreto alla promozione del Made in Italy agroalimentare".

L'export italiano ha registrato un record anche nel 2025. Che ruolo hanno avuto il piano della Farnesina e gli accordi con India, Mercosur e Australia?

"Per tutto il made in Italy le varie barriere sono passate da 300 a 2.400 tra 2014 e 2024. Per questo, oltre al Piano della Farnesina, gli accordi in divenire vanno nella direzione opposta, anche grazie alla Diplomazia della crescita introdotta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Gli accordi conclusi aprono prospettive nuove. In India, per esempio, solo col vino abbiamo dazi al 150% che con l'accordo passeranno gradualmente al 20%. Dobbiamo lavorare sui nuovi mercati difendendo la nostra posizione sui vecchi, principalmente negli Usa. Anche il Medioriente, che conta 28,3 mld di export Made in Italy (4%), è un target strategico. E con Dubai e le altre capitali sotto le bombe il turismo cala e soffre l'export, specie agroalimentare e tessile".

Per l'Ice quali sono le priorità?

"Per raggiungere l'obiettivo dei 700 miliardi di esportazioni entro la fine della legislatura (siamo a 643 nel 2025, erano 480 nel 2019) stiamo incrementando al massimo le attività di promozione e sviluppo.

Per riuscirci facciamo sistema con Cdp, Simest e Sace sotto il coordinamento della Diplomazia della crescita e in virtù del grande lavoro svolto dal premier Giorgia Meloni. Un obiettivo fissato comunque in precedenza rispetto ai dazi e al nuovo inatteso conflitto".

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