Ora teniamoci stretti il credito

Nessun Paese con la testa sulle spalle può permettersi un sistema bancario fragile. Le sorti dell'economia reale dipendono per larghissima parte (se non del tutto) dallo stato di salute degli istituti di credito. In Italia è una verità storica incontrovertibile. Ecco perché guardo con preoccupazione alla salita dello spread. La Banca d'Italia dispone di un numero che preoccupa: le banche nostrane hanno nel loro bilanci oltre 370 miliardi di titoli di Stato italiani. Con lo spread in fibrillazione risulta inevitabile che il loro valore si riduca.

L'impatto negativo sul capitale delle banche diventa così un dato tangibile. Non per trarre conclusioni affrettate, ma solo per il seguire il filo logico, la salita dello spread è destinata a produrre un fenomeno per nulla piacevole: una drastica riduzione del credito per imprese e famiglie. Nel braccio di ferro con l'Europa, credo che l'esecutivo dovrebbe tener conto che dalla sofferenza del nostro sistema bancario non potranno che venirne cattive notizie per tutti. E un'Italia già molto debole farebbe fatica a sopportare, senza ulteriori danni, decisioni unilaterali delle banche, tutte in chiave difensiva. D'altronde è sempre stato così. Ne temo un contraccolpo negativo, in modo particolare per le piccole imprese, quelle di norma più esposte verso le banche. Dunque, istituti di credito in affanno vuol dire imprenditori e famiglie di nuovo in emergenza. E questo che mi preoccupa di più della fase di oggettiva turbolenza che stiamo vivendo. Una politica saggia è quella che non mostra solo i muscoli. Che si fa sentire, tratta anche con asprezza, ma poi è capace di mosse ispirate a realismo e non perseguite con ostinazione in nome di principi; ovvero, costi quel che costi. Una cosa è certa:salta il banco se «ballano» le banche.

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