Il piano segreto di Etihad per Alitalia

Il gruppo di Abu Dhabi offre 560 milioni per il 49% della società, le Mille Miglia e cinque slot. Stop all'asse con Toto

Il piano segreto di Etihad per Alitalia

Il governo alza il livello del confronto sui tagli in Alitalia. I ministri Maurizio Lupi e Giuliano Poletti, (Trasporti e Lavoro), hanno fatto slittare da ieri a oggi l'incontro sindacale, chiedendo la partecipazione dei segretari confederali, Susanna Camusso (Cgil), Raffele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil). Il confronto viene portato al massimo livello perché la situazione è prossima a diventare rovente. Oggi dovrebbero essere comunicati i licenziamenti previsti, che secondo l'ad di Alitalia Gabriele Del Torchio sono 2.200. Il personale in eccesso non potrà essere assistito con i consueti ammortizzatori sociali e quindi il sindacato, pur consapevole della delicatezza della situazione, dovrà far fronte a una valanga che finora aveva sperato di arginare. Il mestiere dei sindacati è quello di difendenere i lavoratori, e quindi le prossime settimane potrebbero essere drammatiche. Tutti e tre i leader sindacali ieri hanno convenuto che prima del confronto sui tagli andrà valutato il piano industriale della nuova Alitalia; il ministro Lupi si chiede se nei 2.200 esuberi sono considerati gli 800 cassintegrati a zero ore, che alleggerirebbero il numero totale. Per domani, giovedì, è confermato l'incontro di Del Torchio con i sindacati di settore sul piano.

Le questione degli esuberi va spiegata meglio. Etihad, nella sua lettera di 27 pagine datata 1 giugno, ha riproposto le sue condizioni, le stesse che aveva già comunicato in novembre (detto per inciso: sei mesi persi). Una delle condizioni è l'assetto della nuova compagnia, che dovrà assumere il personale adeguato alle esigenze di funzionamento (il costo dell'attuale personale è considerato eccessivo per 150 milioni all'anno). Nel testo non si fanno numeri ma è chiaro che il personale in esubero resterà, semplicemente, nella vecchia Alitalia. La quale sarà una scatola vuota (o meglio piena solo di grane, più ovviamente il 51% della nuova Alitalia) nella quale non si giustificano 2.200 dipendenti in cassa integrazione. Ecco perché per questi ultimi non c'è scampo.

La questione dei tagli, va osservato, non riguarda Etihad, ma la società attuale. Anzi, tra le condizioni poste dall'ad James Hogan, ce n'è una che prevede che ogni questione relativa ai dipendenti non trasferiti nella new company, resti alla old: gli arabi non intendono correre il rischio di fronteggiare i sindacati italiani. Su questo sono fermissimi, a costo di rinunciare ad Alitalia.
Altra questione, in qualche modo analoga, riguarda le banche. Etihad ha posto come condizione di non trasferire nella nuova compagnia i debiti pregressi, che quindi restano nella old. La questione, molto spinosa, relativa alla rinuncia dei crediti da parte delle banche e alla conversione di porzioni di essi in capitale riguarda dunque solo la vecchia Alitalia . Le banche su questo tema puntano i piedi, e la ragione è interessante: in caso di fallimento prima vengono liquidati i debiti, poi il capitale. In questa eventualità, le banche, rinunciando ai crediti, fanno un regalo agli altri soci. Nella vecchia Alitalia (per la quale Etihad prevede il cambio di denominazione, anche per fugare qualsiasi equivoco futuro) resteranno anche i prestiti convertibili di Intesa e Atlantia datati 2008.

Nella nuova Alitalia, Etihad verserà 560 milioni freschi: 387,5 in conto aumento di capitale, 112,5 per la società che gestisce il programma Mille miglia e 60 milioni per cinque coppie di slot a Londra Heathrow, che poi saranno riaffittati ad Alitalia. La condizione posta da Mr Hogan è che tutto questo denaro serva allo sviluppo e non a coprire questioni pregresse. Tra le richieste, anche un ampio numero di nuovi voli dall'Italia, per i quali rinviamo al grafico. Nella vecchia Alitalia restano anche i contenziosi (a garanzia dei quali Colaninno & C. si devono impegnare per altri 200 milioni) e le relazioni con il gruppo Toto. Per la parte riguardante gli aerei di quest'ultimo, che passeranno alla new, è prevista la rinegoziazione dei leasing: risultano del 20% superiori alla media del mercato. Qualcosa di simile a un regalo: per gli arabi, intollerabile.
Quanto ai tempi dell'accordo, la lettera di Etihad prevede la firma entro il 31 luglio; seguiranno 60-90 giorni per le autorizzazioni delle autorità, che - considerando il vuoto di agosto - porterà a fine anno. È presumibile che la nuova Alitalia partirà il primo gennaio 2015.

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