Economia

Le priorità di Bonomi: no a flat tax e pensioni. Ecco cosa c'è dietro

Confindustria e Bonomi chiedono al centrodestra al lavoro sul governo di dare priorità alle bollette e all'energia rispetto alle manovre fiscali. Ma è esattamente questa l'agenda che Giorgia Meloni ha in mente

Le priorità di Bonomi: no a flat tax e pensioni. Ecco cosa c'è dietro

La coalizione di centrodestra guidata da Giorgia Meloni non si sta ancora strutturando a forza di governo ma già deve fare i conti con le richieste che vengono dal mondo delle imprese per bocca di Confindustria. A prendere posizione per viale dell'Astronomia è, parlando della prossima manovra di bilancio, il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, intervenuto all'assemblea generale dell'Unione degli industriali di Varese.

Bonomi non fa, a parole, sconti e chiede una linea chiara: sì agli sforzi contro il caro-energia, no alla realizzazione delle promesse elettorali del centrodestra che nell'immediato della legge di bilancio è a suo avviso "semplicemente impossibile" veder esaudite dato che "si rischierà di compromettere la discesa del debito".

No alla flat tax sull'Irpef senza contribuuti a favore delle imprese, agendo su Irap e Ires; no ai pensionamenti anticipati; sì invece a uno sforzo coordinato sulle bollette: questa la linea-Bonomi. Per il quale la priorità è chiara: bisogna salvare il sistema industriale italiano dalla crisi energetica. "È un tema di sicurezza nazionale", nota. "Migliaia di aziende sono a rischio, centinaia di migliaia di posti di lavoro e di reddito per le famiglie". Per questo "tutte le risorse disponibili, escluse quelle per i veri poveri, vanno concentrate lì, perché senza industria non c'è l'Italia", ha esortato Bonomi.

Il nuovo esecutivo "non potrà contare sulle stesse entratè del governo Draghi", che ha beneficiato anche dei gettiti extra da caro energia e "per far fronte alle spese legate alla situazione corrente si arriva facilmente a 50-60 miliardi di euro per la prossima legge di bilancio" a cui difficilmente si potranno aggiungere nuove spese. Bonomi ha proseguito ricordando inoltre che "il nuovo governo potrà contare su ulteriori 170 miliardi del Pnrr ancora da spendere, se si continuerà a metterlo a terra, senza contravvenire al contratto sottoscritto con l'Unione europea. Una cifra gigantesca al cui confronto - ha osservato - riallocare il 4-5% del totale della spesa pubblica ordinaria non è un'impresa impossibile, anzi".

Le parole del rappresentante di spicco degli imprenditori italiani tradiscono indubbiamente il timore per una situazione senza precedenti che vede le imprese nella bufera per il caro-bollette e l'autunno avvicinarsi con un crescendo di incertezza. Il discorso sulle priorità è chiaro, ma Bonomi non manca di sottolineare ciò che nel campo del centrodestra è ben compreso: la prima vera manovra di un eventuale governo guidato da Giorgia Meloni sarà quella del 2023, dato che tempi ristretti e contingenze impongono ben altre politiche per questa fase di bilancio. Non fosse altro per il fatto che il Paese si trova sotto il fuoco della speculazione, alle prese con la fine degli acquisti della Banca centrale europea e con una manovra che la coalizione uscita vincitrice dalle urne non ha scritto nei decisivi momenti del Documento di Economia e Finanza (Def) e della successiva Nota di Aggiornamento (Nadef). Tutte le fonti vicine al centrodestra e al partito di maggioranza relativa, Fratelli d'Italia, concordano nel sottolineare che le bollette sono anche la priorità assoluta di Giorgia Meloni, la quale addirittura vorrebbe personalmente provare a muoversi sull'energia evitando un ricorso al nuovo indebitamento che, giorno dopo giorno, appare invece più plausibile.

Meloni appare addirittura più prudente, per comprensibili ragioni legate alla necessità di non scoprire le carte nell'avvicinamento al governo, anche di chi altrove ha deciso di "rottamare" ogni discorso sulla cautela di bilancio. Olaf Scholz in Germania ha messo sul piatto 200 miliardi di euro che inevitabilmente comporteranno una spesa in deficit, e questo cambierà nelle prossime settimane tutto sul possibile ritorno al rigore in Europa; nel frattempo, nel Vecchio Continente a livello comunitario si riflette sul fatto che in materia di energia ogni risposta scoordinata alla Russia sia fragile e che serva un'Europa che condivida sforzi e misure esattamente come si è dimostrata capace di fare sul fronte delle sanzioni. "Non si può essere uniti sulle sanzioni e poi sull'energia ogni Paese fa da solo, lasciando i Paesi più esposti, come l'Italia, che non ha risorse proprie", ha detto Bonomi, condividendo ad alta voce i timori che in Italia sia Meloni che Draghi hanno espresso cautelamente sul fronte delle conseguenze europee della manovra tedesca. "La condivisione e la solidarietà non possono esistere su un tema sì e sull'altro no, altrimenti il rischio è di esporre imprese e famiglie a colpi asimmetrici. Oltre al rischio di devastare l'idea di Europa comune", ha concluso il presidente di Confindustria dichiarandosi a favore di una politica comunitaria sul tetto ai prezzi del gas.

Ma se questo non fosse possibile, aprire i cordoni della borsa per creare per mezzo di manovre sulle bollette, assieme ai piani sui risparmi nei consumi, un tetto interno di fatto al prezzo sarà la prima manovra con cui il centrodestra di governo vuole aiutare le imprese, le famiglie e la cittadinanza, nella consapevolezza che non ci sarà grande spazio per l'immaginazione nel poco tempo a disposizione. La stessa Meloni ha indicato come priorità la mossa in questione, seguita a ruota da Matteo Salvini per la Lega su una posizione che vede da prima delle elezioni Silvio Berlusconi e Forza Italia trincerati. Scholz ha aperto un precedente che si può seguire solo come extrema ratio ma indubbiamente indicato che se deficit sarà, sarà per le bollette: su questo Confindustria può dormire sonni tranquilli. Ma non c'è una dichiarazione di un esponente parlamentare del centrodestra vittorioso che pare andare in controtendenza con questa presa di posizione di realismo schietto e pragmatico.

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