Quelli che soffiano sulla crisi economica per scongiurare la caduta del governo

Il Pd trama contro Berlusconi e il Pdl, ma Letta continua a chiedere stabilità politica usando lo spauracchio dello spread. Il premier: "L'istabilità politica ci costa miliardi"

Quelli che soffiano sulla crisi economica per scongiurare la caduta del governo
Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi

Succede addirittura che per infondere fiducia al Paese si vada a citare uno come l'ex premier Romano Prodi di cui tutto si può dire tranne che fu un volano per l'economia del Belpaese. Eppure, alla presentazione dell’ultimo rapporto del Centro Studi di Confindustria, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni non ha saputo far di meglio che improvvisare una vecchia barzelletta del Professore per scongiurare scenari pessimistici. "Mi viene sempre in mente una barzelletta che era cara al presidente Prodi, quella del ferroviere che deve fare l’esame per diventare capo stazione - ha raccontato questa mattina - gli dicono ci sono due treni che stanno correndo a forte velocità uno contro l’altro, tu cosa fai?". L’aspirante capo stazione risponde: "Attivo i semafori rossi". Ma non funzionano. "Allora chiamo i macchinisti". Neppure i telefoni funzionano. "Allora lancio i razzi d’emergenza". Ma sono bagnati. "Allora chiamo mia moglie e gli dico di venire a vedere che bello spettacolo". Una situazione che per Saccomanni rappresenta un problema da evitare.

Aldilà della barzelletta, il titolare dell'Economia sta giocando una partita serrata per evitare che il governo cada a causa della belligeranza del Partito democratico nei confronti di Silvio Berlusconi. In attesa che la Giunta per le elezioni si pronunci sulla decadenza del Cavaliere da senatore, Pd e Pdl si misurano in un duro braccio di ferro che mina la stabilità della maggioranza che sostiene il premier Enrico Letta. Per evitare che il confronto possa tracimare in una crisi politica irreversibile, si soffia sulla fine della recessione e sulla ripresa a un passo nel tentativo di chetare gli animi e scongiurare le elezioni anticipate. "L'Italia continua ad avere un problema per cui paga il costo dell’incertezza politica, che è in gran parte di generazione interna, che si riflette sui nostri spread - ha spiegato Saccomanni - anche le vicissitudini del superamento della Spagna riflettono questa percezione degli investitori". Secondo il titolare del dicastero di via XX Settembre, superata la fase di incertezza politica, il sistema Italia potrà fare "progressi significativi" già nel primo semestre dell’anno prossimo rafforzando così la ripresa e lo sforzo di riforma. Non a caso il ministro allo Sviluppo economico Flavio Zanonato ha annunciato proprio questa mattina, all'indomani di una giornata infuocata, che non ci sarà l'aumento dell'aliquota Iva dal 21 al 22%. Una promessa che dà all'esecutivo un orizzonte più ampio.

Parlando del "grande risultato" ottenuto al G20 di San Pietroburgo, dove l’Italia non è stata vista come un "sorvegliato speciale", anche Letta ha ammonito sul rischio che l’instabilità politica renda inutili i sacrifici fatti. "Questo riconoscimento - ha detto il premier parlando a Palazzo Madama - possiamo rovinarlo in un attimo basta che buttiamo via la stabilità conquistata con fatica e torniamo facilmente in condizione di grandissima difficoltà". Il presidente del Consiglio ha, quindi, ricordato l’aumento dei tassi di interessi che "continuano a soffrire" per il "peso dell'instabilità politica". Letta ha ricordato che l’Italia paga 85 miliardi di interessi: "In quest'Aula ci accapigliamo, discutiamo per spostare 10 milioni, basta che facciamo le scelte giuste sul tema della stabilità e possono valere da qui alla fine dell’anno un miliardo secco".

Non c'è solo il governo a usare lo spauracchio dello spread e della recessione per scongiurare le fibrillazioni tra Pd e Pdl. Il refrain è sempre lo stesso. Le dichiarazioni sembrano fatte con lo stampino. Secondo il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, per esempio, c'è bisogno di fare "tante cose" per
intercettare la ripresa, ma "soprattutto c'è bisogno di una stabilità di governo" dal momento che "la situazione è molto preoccupante". "C’è bisogno - ha continuato il leader degli industriali - di un governo che sia effettivamente nella pienezza dei suoi poteri, nella capacità di governare realmente e di mettere in atto le misure necessarie per intercettare la ripresa economica". Una eventuale crisi di governo, è il ragionamento di Squinzi, "creerebbe ritardi e situazioni di cui è difficile prevedere l’impatto".

Insomma, stabilità a tutti i costi. Ovviamente la responsabilità è chiesta solo al Pdl. Mai al Pd che nelle ultime ore, minando l'accordo di maggioranza, ha cercato l'intesa coi Cinque Stelle e il Sel per far fuori Berlusconi dal parlamento. Il ricatto è sempre il solito: se il governo Letta dovesse mai cadere, il Paese andrebbe a gambe all'aria. Così come nel 2012 lo spread è stato usato per cacciare Berlusconi da Palazzo Chigi, oggi è diventato l'asso portante dell'esecutivo.

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