Rcs supera lo scoglio dell'aumento

Rcs supera lo scoglio dell'aumento

È andata come doveva andare, anche se con un po' di suspence dovuta alla maratona assembleare di nove ore e mezzo. L'assise di Rcs ha approvato l'aumento di capitale da 400 milioni (più 100 milioni di eventuali nuovi titoli di risparmio) grazie al voto favorevole dei soci del patto e, soprattutto, di Giuseppe Rotelli (rappresentato dalla commercialista Anna Strazzera), e alle astensioni di Francesco Merloni e di Gilberto Benetton. L'unico voto contrario è stato quello di Diego Della Valle che ha ribadito il proprio sgradimento nei confronti dell'operazione. La delibera è stata approvata con l'82,142% dei voti a favore.
Si è così conclusa una battaglia dopo oltre un mese di carteggi fra Mister Tod's e il board di Via Solferino. «Respingiamo con fermezza l'addebito di aver compiuto irregolarità ingenti a favore delle banche creditrici» e contro l'interesse sociale. Si tratta di accuse «che non hanno alcun fondamento». L'ad di Rcs, Pietro Scott Jovane, ha replicato duramente alle contestazioni dell'avvocato Sergio Erede che, in rappresentanza di Della Valle, ha contestato la validità del piano industriale. Bollandolo come «un trasporto di valore di vecchi azionisti a nuovi creditori, le banche». E dire che l'assise dell'editore del Corriere si era aperta sotto tutt'altri auspici considerato che proprio l'imprenditore marchigiano, assieme a Rotelli, si era astenuto sia sul bilancio che sulla conferma del cda agli attuali 9 componenti. E, invece, quando la discussione è entrata nel merito della ricapitalizzazione, Erede ha assestato un uno-due che ha suscitato emozione in platea. Il piano industriale è «un pannicello caldo» viziato da «irregolarità». In particolare, il legale ha nuovamente denunciato i presunti conflitti di interessi fra soci e finanziatori ( riferimento a Intesa e a Mediobanca che però si esporrà realmente solo con il nuovo finanziamento), ha liquidato come «irrealistico» il traguardo di un ebitda 2013 positivo per 30-40 milioni giacché la società nel primo trimestre è già a -40 milioni di margine operativo lordo.
Erede, concludendo il proprio intervento, aveva però aperto a una «rivisitazione del piano e un ulteriore negoziato con le banche». Un tenue segnale di disponibilità che il presidente di Rcs e collega, Angelo Provasoli, non ha mancato di sottolineare: «Prenderemo in considerazione i suggerimenti se saranno validi». Effettivamente, è questa la vera sfida che si profila nei prossimi mesi, dato per scontato che fino a metà luglio l'attenzione sarà concentrata sull'aumento. Sfida che sembra già raccolta: in serata, ospite di Servizio Pubblico su La7, Della Valle ha smorzato i toni: «Oggi è finito un mondo: Debbo dare che l'establishment ha dato un segnale molto positivo. Un primo gesto forte verso un vero cambiamento. Anche del Paese». Un riferimento in contrasto con la posizione assembleare, che si spiega con la mediazione di questi giorni di Mediobanca per coinvolgere Della Valle e Rotelli nel dopo aumento di capitale. Che, a questo punto, Mr Tod's potrebbe anche sottoscrivere.
Come ha sottolineato Scott Jovane, su richiesta della Consob, senza la ricapitalizzazione la società si sarebbe trovata nelle condizioni di dover dismettere anche «gli asset strategici» (inclusi Corriere e Libri»). Un piano «B» avrebbe dovuto seguire una strada strettissima. Con le nuove linee di credito da 600 milioni (dei quali 233 da Intesa, 150 da Ubi e 77 da Unicredit) lo stress sarà ridotto. L'ad ha inoltre definito realistica la prospettiva di un margine di ebitda del 10% al 2015 con un incidenza dei ricavi digitali al 21 per cento. Certo, ha aggiunto Provasoli, «un affinamento è previsto» e qui potrà entrare in gioco Della Valle.
Perché è chiaro che questo è stato l'ultimo giro di valzer per il Corriere così come fino ra è stato conosciuto. La riorganizzazione e il successivo aumento di capitale da 200 milioni da effettuare entro il 2015 apriranno la strada a un nuovo socio forte, che potrebbe anche essere uno degli attuali azionisti. Nel frattempo, il patto di sindacato non dovrebbe più rappresentare il centro di gravità degli assetti precostituiti.

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