Parte la sfida sulle pensioni: dalla Fornero a Quota 41, cosa cambia dopo il voto

Dopo la naturale scadenza di Quota 102, salgono le possibilità di una riforma del sistema pensionistico con Quota 41 per evitare il ritorno alla Fornero

Parte la sfida sulle pensioni: dalla Fornero a Quota 41, cosa cambia dopo il voto

Oltre al problema di gas e bollette, la prima cosa a cui dovrà pensare nuovo governo riguarda la riforma delle pensioni che si trascina da troppi mesi senza una soluzione. Come abbiamo visto sul Giornale.it, alla scadenza di Quota 102 e Opzione donna, Lega e sindacati vogliono evitare il ritorno alla Legge Fornero e propongono ormai da tempo Quota 41, lasciare il mondo del lavoro dopo 41 anni di contributi e senza penalizzazioni.

La soluzione Quota 41

Comunque sia, se non si correrà ai ripari, dal 2023 serviranno molti più anni per accedere alla pensione. Quota 41 piace ai vertici di Cgil, Cisl e Uil che fanno fronte comune con il leader del Carroccio. Il vero nodo è legato ai fondi: quanti miliardi serviranno per poterlo attuare? Si tratta di 4 miliardi il primo anno e nove in quelli successivi ma le cifre sono ancora aleatorie e poco definite. Il programma di FdI, Lega, FI ha in mente un "aumento delle pensioni minime, sociali e di invalidità" pur con qualche differenza tra partiti. Se la Meloni è più cauta, Berlusconi e Salvini vogliono innalzare le pensioni minime e quelle di invalidità a mille euro al mese trecidesima compresa.

Le altre ipotesi

Il centrosinistra, invece, chiede un'uscita dal mondo del lavoro a 63 anni, pensioni agevolate per chi svolge lavori usuranti e, come ricorda Il Messaggero, vorrebbe rendere strutturali Ape Sociale (via a 63 anni per le attività gravose, disoccupati, disabili o chi assiste i disabili) e Opzione donna (pensione anticipata a 58-59 anni con 35 di contributi. Caso più unico che raro, l'estrema sinistra è d'accordo con Salvini e la destra per l'Idea di Quota 41 e le pensioni minime di mille euro. Insomma, la strada sembra tracciata ed è difficile pensare a stravolgimenti dell'ultim'ora anche perché sarebbero (giustamente) agevolati i lavoratori precoci (dai 18 anni) e gli operai del Nord che hanno iniziato le loro attività da giovanissimi.

I 5 Stelle, invece, come sempre vanno per la loro strada e propongono l'uscita "a 63 anni percependo subito la parte contributiva, a cui verrà sommata quella retributiva al raggiungimento dei 67 anni". Infine, Azione e Italia Viva (Calenda e Renzi) spingono per un ritorno della Legge Fornero.

"Flessibilità in uscita"

Entro la fine dell'anno, quindi, bisognerà rimboccarsi le maniche e attuare interventi rapidi a sostegno di salari e famiglie senza dimenticare le aziene e i posti di lavoro. In un'intervista a Il Giorno, il numero della Cisl Luigi Sbarra si dice d'accordo con l'idea di Salvini che invoca Quota 41 con l'uscita dal mondo del lavoro a 62 anni. "Sulla previdenza serve una riforma che garantisca meccanismi di flessibilità in uscita e un impianto sostenibile secondo criteri di equità, flessibilità, inclusione e sostenibilità sociale - ha affermato - Quota 41 può essere una buona base, a cui però vanno affiancati tutti gli altri elementi di tutela, a partire dalla pensione di garanzia per i giovani e le donne".

L'uscita dal lavoro dopo 41 anni di contributi deve diventare realtà e le "risorse vanno trovate nel tesoretto lasciato dalle dotazioni inutilizzate di quota 100 e dalle economie generate dalla legge Fornero", ha aggiunto Sbarra, che apre al dialogo a chiunque voglia evitare "lo scalone" di 67 anni a gennaio.

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