Se il credito vuol dire fiducia

Leggo sulla Treccani il significato della parola fiducia: «Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità». Lo faccio dopo che in questi giorni sui media italiani sia nei titoli e sia negli articoli la parola fiducia è tornata prepotentemente ad occupare il centro della scena. Proprio perché nel Paese si avverte uno strappo, un senso diffuso di scoramento, perché le circostanze certo non favoriscono, per l'appunto, «un sentimento di sicurezza e tranquillità».

L'esito scadente dell'ultima asta di Btp è lo specchio fedele di un'Italia che manifesta oggettivamente problemi di credibilità. Insomma, risparmiatori e investitori non si fidano delle scelte dell'esecutivo. Tutto ciò penalizza l'economia reale. Il fatto che le piccole imprese artigiane abbiano deciso di far sentire la propria voce a Milano il 13 dicembre con un gesto pubblico la dice lunga sullo stato di allarme. Di norma è una realtà che non protesta, una maggioranza fin troppa silenziosa. Temo che soprattutto sulle piccole imprese stia per abbattersi la spada di Damocle di una nuova crisi. Con le conseguenze che purtroppo conosciamo: chiusure e drammi sociali. La sfiducia regna sovrana. Davanti a questo spettro urge, almeno, una comunicazione forte da parte delle banche territoriali. Che dicano con chiarezza una cosa semplice: care piccole imprese non vi abbandoniamo, non vi creiamo altri problemi, siamo con voi nella difficoltà. Ecco, «un sentimento di sicurezza e tranquillità».

In passato è accaduto poche volte, sarebbe un segno di discontinuità in un momento di profonda incertezza. La fiducia si recupera con atti concreti. La politica? L'ultima speme è che finalmente si svegli ed operi per il bene comune.

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