Economia

Così cambia lo smart working dal 1° aprile

Il 31 marzo cessa definitivamente lo stato d'emergenza causato dalla pandemia Covid-19: ecco cosa potrà succedere allo smart working dal 1° aprile

Così cambia lo smart working dal 1° aprile

Il 31 marzo sarà l'ultimo giorno di uno stato d'emergenza che dura ormai dal 31 gennaio 2020, sono trascorsi più di due anni. Dal 1° aprile, infatti, a livello legislativo l'Italia tornerà all'epoca pre-Covid e il governo non avrà più i poteri straordinari di adesso. Si tornerà, quindi, a lavorare in presenza o rimarrà attivo lo smart working?

Cosa cambia

La risposta è duplice: sicuramente si tornerà negli uffici, soprattutto quelli della Pubblica amministrazione, ma tutto si deciderà tra gli accordi del singolo lavoratore con l'azienda. Se fino all'ultimo giorno di marzo è prevista una procedura semplificata per il avoro da remoto, dal 1° aprile non sarà più così. Il primo decreto in materia fu preso il 17 marzo 2020 inserendo l'obbligo di smart working "ove fosse possibile"; la misura è stata prorogata più volte fin quando non si è raggiunto un protocollo di massima per il settore privato che prevede "il ricorso al lavoro di remoto su base volontaria e con un accordo individuale tra l'azienda e il lavoratore". Questo accordo, come ricorda Il Messaggero, può essere a termine o a tempo indeterminato alternando la presenza e il lavoro da casa "senza uno specifico orario di lavoro, ma con delle fasce orarie e il riconoscimento del diritto alla disconnessione". Secondo questo protocollo, poi, lo stipendio non può essere toccato così come gli eventuali benefit.

Sul settore pubblico, invece, si è tornati in presenza già dal 15 ottobre 2021. Come stabilito dall linee guida del Ministero della Funzione pubblica, in alcuni casi ci sarà un'adezione su base volontaria e consensuale "ma sarà supportato l'accesso allo smart working a lavoratori in condizioni di difficoltà".

Quanti lavoratori in smart working

Secondo un'analisi effettuata dal Politecnico di Milano, sono stati più di 5milioni e 370mila i lavoratori da remoto nel primo trimestre del 2021, per poi scendere a 4 milioni 710mila nel secondo trimestre e a poco più di 4 milioni nel terzo trimestre. Secondo un recente sondaggio, poi, la maggior parte dei lavoratori (53%) alternerebbe volentieri il cosiddetto lavoro agile da casa al lavoro in ufficio, il 33% degli italiani (uno su tre) rimarrebbe molto volentieri in smart e solo il 14% ha nostalgia a tempo pieno dell'ufficio e della macchinetta del caffè con i colleghi.

Come sarà il lavoro del futuro

"Il lavoro del futuro dovrà necessariamente tenere conto dell'evoluzione delle modalità di organizzazione del lavoro. È un tema su cui si discute da anni, e che la pandemia ha messo oggi in evidenza, soprattutto con riferimento all'evoluzione digitale del lavoro. Il lavoro agile è una delle più importanti evoluzioni, su cui dovremo riflettere nei prossimi anni", ha affermato all'AdnKronos Maria Giovannone, avvocato giuslavorista e ricercatore in Diritto del Lavoro dell'Università Roma Tre. Secondo l'avvocato naturalmente, il lavoro agile non sarà applicabile "in tutti i tipi di lavoro, ma anche su quelli che non saranno coinvolti da questa modalità sarà necessario nei prossimi anni aprire il dibattito sulle evoluzioni normative, organizzative e pensionistiche che li coinvolgeranno", conclude.

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