Taglio del cuneo fiscale, il pasticcio di Gualtieri

Il taglio del cuneo fiscale preparato dal governo giallorosso comporterà gravi controindicazioni. Beffa in arrivo per 6 milioni di lavoratori dipendenti: tasse più alte per i loro guadagni da straordinari

Taglio del cuneo fiscale, il pasticcio di Gualtieri

Un effetto distorsivo sulle aliquote marginali effettive, che farà salire le tasse per tutti quelli che riescono a mettersi in tasca somme extra grazie agli straordinari: è questa la grave controindicazione del taglio del cuneo fiscale preparato dal governo giallorosso.

Secondo quanto riferito dal quotidiano La Verità, il disegno creato dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, andrebbe letteralmente a beffare 6 milioni di lavoratori subordinati, i quali subiranno presto lo stesso trattamento riservato per gli autonomi.

La cancellazione di estendere l'applicazione della flat tax fino ai redditi di 100mila euro e l'introduzione di correttivi di vario tipo sono soltanto due degli aspetti "punitivi" più eclatanti che hanno colpito la schiera dei citati autonomi. Ma nella manovra si trovano anche altri aggiustamenti penalizzanti per la libera impresa.

Gualtieri ha ridotto il costo del lavoro affidandosi a due meccanismi. Da una parte, per i redditi fino a 28mila euro, è stato potenziato il meccanismo del "bonus Renzi"; dall'altra, per chi guadagna cifre superiori a tale soglia, si è introdotta una sorta di detrazione fiscale decrescente, che è pari a zero per quei redditi superiori o pari a 40mila euro.

L'effetto distorsivo

Calcolatrice alla mano, il bonus in vigore costa 9,5 miliardi di euro; la riforma del cuneo di Gualtieri, spalmata su 12 mesi, circa 16 miliardi. Tralasciando l'insufficienza degli stanziamenti, se attuiamo una simulazione del nuovo meccanismo troviamo subito delle sorprese.

Prendiamo come esempio un lavoratore dipendente single. Se il contribuente ha un'imposta minore della detrazione per lavoro dipendente, allora continuerà in qualche modo a beneficiare – seppur in modo marginale – di una riduzione di circa 20 euro mensili. Ma i maggiori beneficiari saranno coloro che possono contare su un reddito compreso tra i 27 e i 37mila euro. Tutto questo crea una grave distorsione. Già, perché, come preannunciato, la misura rischia di diventare nociva per una nutrita schiera di italiani.

Arriviamo a parlare del cosiddetto effetto distorsivo, nascosto nelle aliquote marginali effettive, cioè quelle aliquote che risultano dall'applicazione di tutti i meccanismi di deduzione, detrazione o bonus fiscali. Fino a 14mila euro di reddito, queste ammontano al 27,5%; da 15 a 23mila salgono al 31,5%; a 24mila arrivano al 41,1%; a 25mila addirittura al 55,5%. La norma applica rispettivamente 23% e 27% per gli ultimi tre tetti.

In altre parole, per colpa di questo effetto distorsivo, circa 6 milioni di contribuenti si vedrebbero tassati eventuali aumenti di reddito. Con tutti i rischi per un possibile incoraggiamento indiretto all'evasione fiscale.

Facciamo un altro esempio: un italiano con reddito di 25mila euro annuo che guadagna ulteriormente 4mila euro. La tassazione per il reddito "incrementale" ammonterebbe a quasi 2.300 euro (contro i 1.100 precedenti alla mossa di Gualtieri). Un paradosso non da poco.


Aumento Iva in cambio del taglio Irpef

Nel frattempo al ministero dell'Economia si è tenuto, lo scorso giovedì, il primo vertice di maggioranza sulla riforma del fisco. Come sottolinea Il Corriere della Sera, sul tavolo ci sono diverse ipotesi anche se il più grande ostacolo è rappresentato dal reperimento delle risorse necessarie per coprire i tagli di tasse promessi dal governo.
In uno scenario del genere, dove in pochi credono che la crescita del Pil possa raggiungere il +0,6%, c'è una sola strada percorribile per trovare i soldi che servono per il taglio Irpef: rimodulare l'Iva. In altre parole: aumentarla.
In quali termini? Per il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, "riducendo quella sui beni del carrello della spesa e aumentando quella sui beni voluttuari o di lusso". Accanto a questa mossa si parla anche di un riordino delle tax expenditure.