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Da Tim a Enel: i big della Borsa alla sfida del taglio al debito

Sul gruppo tlc un fardello da 25,5 miliardi e quello dell'energia farà maxi-cessioni. Occhi su Fincantieri

Da Tim a Enel: i big della Borsa alla sfida del taglio al debito

Il 2022 in Piazza Affari sarà ricordato come l'anno della volatilità e dei delisting. Il 2023 si apre invece una con una nuova mission per molte big dell'industria: abbattere il debito, o tenerlo sotto controllo, in un contesto di mercato incerto sul quale pesa come una spada di Damocle il rischio di ulteriori rialzi dei tassi. Da Enel a Tim, passando per Juve, Fincantieri, Leonardo, Iren e A2a, si è aperta una partita delicata dalla quale dipenderà il futuro di queste società: rating, bancabilità, crescita e remunerazione dipendono da come questo «fardello» sarà gestito nei vari diversi casi.

In cima alla lista figura Tim. La società guidata da Pietro Labriola è alle prese da mesi con un difficile riassetto e ha sulle spalle debiti per 25,5 miliardi (con i conti del terzo trimestre l'indebitamento netto è aumento di 2,5 miliardi). Una voce di bilancio che sta condizionando in pieno la trattativa per il riassetto. A lanciare l'allarme è anche Fitch che stima nel 2023 una crescita della leva finanziaria tale da compromettere il merito di credito già basso (BB). E proprio il maxi debito è uno dei nodi che pesa sul dossier rete unica. Quale dovrebbe essere la quota da caricare nella futura Rete e quella da attribuire ai Servizi? Stando alle simulazioni fatte dagli analisti sarebbe ipotizzabile un debito fino a 10 miliardi sulla NetCo e attorno ai 4 miliardi per la parte Servizi. L'equazione reggerebbe solo con la vendita di asset. Quali? La sfida dei prossimi mesi parte da qui.

Alle prese con un super debito, ma con un programma di dismissioni già definito è anche Enel. L'ad Francesco Starace ha annunciato una rifocalizzazione del business che porterà alla cessione di asset per 21 miliardi, 13 miliardi solo nel 2023. Dagli attuali 58-62 miliardi stimati a fine 2022 si arriverà dunque a 51-52 miliardi a fine anno.

Proprio per arginare l'impennata dei costi sul debito si è mossa a fine anno anche Leonardo. Dopo un buyback obbligazionario per abbattere gli strumenti di debito più cari a bilancio, il 29 dicembre la società guidata da Alessandro Profumo ha rimborsato integralmente in anticipato un prestito a termine di 500 milioni, in scadenza a novembre 2023, sottoscritto nel 2018. «La decisione di rimborso anticipato ha spiegato l'azienda - è volta ad ottimizzare l'utilizzo delle risorse di cassa 2022 consentendo anche, in considerazione dell'intervenuto rialzo dei tassi d'interesse, una riduzione della componente a tasso variabile delle fonti di finanziamento a disposizione del gruppo».

Un occhio di riguardo al debito dovrà metterlo quest'anno anche Fincantieri. Con il ritorno all'utile previsto per il 2025, la società guidata da Pierroberto Folgiero ha una posizione finanziaria netta a debito per 3,03 miliardi (in aumento rispetto ai 2,2 miliardi al 31 dicembre 2021). Il gruppo cantieristico di Trieste deve tenere sotto controllo il suo rapporto debito/profitto nel nuovo piano industriale fino al 2027, poiché il costruttore navale controllato dallo Stato cerca di evitare di cercare nuovi fondi dagli investitori, ha recentemente escluso aumenti di capitale. Un alert è acceso, poi, anche in casa Iren, l'utility di Torino ha visto impennare l'indebitamento che sfiora i 4 miliardi al 30 settembre (+32% sull'anno prima). Occhi puntati anche in casa A2a dove nel 2023 scadono 828 milioni di euro di finanziamenti: di cui 300 milioni di euro di obbligazioni.

Tutt'altro che sotto controllo è invece la situazione debitoria della Juventus. Al 30 giugno 2022 l'indebitamento netto è di 153 milioni, in calo dai 236 di un anno prima, ma le recenti indagini sul bilancio hanno rilevato un extra debito fuori bilancio di almeno 34 milioni. Una grana nel 2023 del club bianco nero.

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