Torna l'autunno caldo delle banche

A settembre le incognite degli «srep», i nuovi test della Bce che promettono sorprese. Poi le ricapitalizzazioni

Torna l'autunno caldo delle banche

Per le banche italiane gli esami non finiscono mai. Terminata la pausa estiva, seppure breve per la diffusione delle semestrali, ad attendere al varco le big del credito saranno subito i risultati delle verifiche messe in campo in queste settimane dalla Banca Centrale Europea con il cosiddetto «Srep».

È l'acronimo inglese del «processo di revisione e valutazione prudenziale» e verrà condotto su 123 gruppi bancari europei, di cui 13 italiani. Si tratta di un'analisi dettagliata che gli ispettori di Francoforte stanno facendo sui rischi rilevanti a cui le banche sono esposte, e dei presidi messi in atto per controllarli. L'obiettivo è accertare che gli istituti si siano dotati di «tutele» adeguate, sia in termini di patrimonio, sia sotto il profilo organizzativo, armonizzando i modelli a livello europeo. L'esercizio valuta anche i riflessi sistemici che ulteriori richieste di capitale determinerebbero sull'offerta di credito. Per ciascuna area di analisi dello Srep (modello di business, governance, rischi di capitale, rischi di liquidità), alle banche verrà dato un voto compreso fra 1 e 4; a ciò che rende la faccenda imprevedibile è che al momento non si conosce nel dettaglio la composizione degli srep, per cui non è possibile effettuare previsioni per i singoli gruppi.

Le prime pagelle dovrebbero essere comunicate in via riservata ai singoli istituti tra settembre e ottobre, mettendo in evidenza le lacune e chiedendo eventuali correttivi. Poi le banche presenteranno le loro contro-deduzioni e infine, tra novembre e dicembre, sul tavolo dei consigli d'amministrazione arriveranno i risultati definitivi. Il verdetto rappresenterà un fondamentale biglietto da visita da presentare al momento di una fusione o di un'acquisizione. Tradotto: quando si avrà più chiaro il reale stato di salute delle singole banche, partiranno le danze che nel giro di un anno potrebbero cambiare drasticamente gli assetti del sistema creditizio italiano: dal risiko delle Popolari (si continua a scommettere sulle combinazioni Ubi-Banco o Banco-Bpm o Bpm-Carige o Bpm-Bper) ad eventuali nozze con cavalieri bianchi che parlano straniero, come si ipotizza per il Monte dei Paschi ancora alla ricerca di un promesso sposo, passando per possibili aumenti di capitale che apriranno la porta dei salotti bancari a nuovi soci.

Dai conti del primo semestre sono arrivati segnali positivi: ci sono stati 1,4 miliardi di rettifiche in meno sui crediti rispetto alla prima metà del 2014. Eppure l'esercizio degli Srep potrebbe comportare un aumento dei requisiti patrimoniali di diverse banche italiane, erodendo la riserva di capitale realizzata negli ultimi mesi. «Visti i Common Equity Tier 1 ratio raggiunti nel primo semestre di quest'anno, riteniamo che i coefficienti dello Srep dovrebbero essere radicalmente più elevati di quelli correnti, mettendo in pericolo l'adeguatezza patrimoniale delle banche italiane», sottolineano gli analisti di Mediobanca Securities.

Tra le banche a caccia di capitali ci sono già la Popolare di Vicenza e Veneto Banca che potrebbero chiedere ai soci un esborso circa 1,5 miliardi, nel caso della vicentina, e di 500-800 milioni per Montebelluna. Restano, infine, da sciogliere i nodi di Banca Marche (cui serve quasi un miliardo di liquidità), CariFerrara (300 milioni) e Pop Etruria che avrebbe bisogno di circa mezzo miliardo per riportare il patrimonio sopra i minimi regolamentari.

Ma non sarà finita. Nel 2016 - probabilmente nel primo trimestre - si terrà infatti il secondo round degli stress test che non saranno più condotti dalla Bce su tutti i maggiori 123 gruppi europei, come era accaduto nel 2014, ma solo su un campione di 50-60 istituti. Le italiane coinvolte dovrebbero essere meno della metà dell'anno scorso, quando furono scrutinati i nostri maggiori 15 istituti.

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