Unicredit sfrutta la Borsa e fa cassa uscendo da Fineco Già venduto il 17% poi toccherà al 18%

Camilla Conti

Unicredit esce da FinecoBank. L'operazione avverrà in più fasi ma la sorte è segnata. Il primo passo è stato fatto ieri con la cessione del 17% sul mercato attraverso una procedura di accelerated bookbuilding. Unicredit, che ora detiene circa il 35% della società, al termine dell'operazione deterrà quindi una quota di minoranza del 18% che sarà classificata come «partecipazione finanziaria». E quindi destinata ad essere ceduta interamente, comunque dopo il periodo di lock-up fissato a 120 giorni durante i quali il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier si è impegnato a non disporre delle azioni. L'ad ha colto l'attimo in Borsa dove il titolo Fineco ieri ha chiuso la seduta a 10,2 euro dopo il massimo toccato il 16 aprile a 12,5 euro. Niente male considerando che l'istituto guidato da Alessandro Foti si è quotato in Piazza Affari nel 2014 a 4 euro. Il pacchetto ceduto ieri, al netto di un eventuale sconto, dovrebbe dunque valere ai prezzi di mercato attuali attorno a 1,1 miliardi.

La mossa, spiega la banca, è stata decisa per rafforzare il capitale in vista della stesura del nuovo piano 2020-23. L'obiettivo, si legge nella nota, è quello di «raggiungere la parte superiore del cuscinetto di 200-250 punti base dell'indice patrimoniale Cet1 sui requisiti entro fine 2019, attraverso la vendita di alcuni asset». Mustier vuole inoltre arrivare a un «allineamento progressivo nel tempo del portafoglio di titoli di Stato nazionali a quelli detenuti dai gruppi bancari italiani ed europei» e accelerare la dismissione della divisione non-core con un target per quest'anno «significativamente al di sopra» di 14,9 miliardi. Quanto a Fineco, ha commentato l'ad Foti presentando agli analisti i conti trimestrali chiusi con un utile in crescita a 62,6 milioni, non ci sarà «un cambio significativo di quello che facciamo». E anche in caso di uscita totale di Unicredit, «non avremo bisogno di aumenti di capitale».

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