«Un'idea nata all'Expo per spingere la crescita»

Il manager: «Coinvolgiamo le imprese più dinamiche del nostro Paese in un'esperienza nuova»

Luisa Parer

La scintilla che ha dato vita allo Sharing Italy è nata durante l'Expo di Milano, quando Intesa Sanpaolo ha ospitato nel proprio padiglione 500 aziende. Una esperienza - ricorda il responsabile delle Relazioni esterne della banca e ideatore dell'iniziativa Vittorio Meloni - che «ci ha dato l'opportunità di toccare con mano quanto la contaminazione tra realtà diverse possa creare inaspettate sinergie e opportunità di crescita. Ci siamo dunque detti che bisognava continuare».

Qual sarà il suo tratto distintivo?

«Le imprese non avranno visibilità solo all'evento Sharing Italy, ma saranno protagoniste di una serie di contenuti di comunicazione, diventando di fatto testimonial dell'Italia che vuole crescere. Le proposte, le idee che emergeranno dalla due giorni saranno veicolate al pubblico esterno attraverso la diretta streaming e i social. Il modello è composto da tre momenti chiave: speech in auditorium, tavoli tematici e spettacoli diffusi. Vogliamo stimolare un network per la crescita».

Quindi è un invito a osare di più?

«L'evento vuole coinvolgere le imprese più dinamiche del Paese per offrire un punto di vista "alto" sulla contemporaneità. L'occasione per fornire strumenti concreti che possano dare slancio al business. Un appuntamento in cui creare connessioni, condividere storie di successo, dare nuove risposte a nuove domande. L'obiettivo: coinvolgere il meglio delle imprese italiane per offrire loro un'esperienza fuori dal comune».

Come saranno raccontate le sei parole-chiave della manifestazione?

«Abbiamo scelto parole che descrivono azioni, non parole statiche, perché il senso è quello di offrire contenuti che generano slanci e spingono al fare grazie a strumenti concreti. Sono parole che intendono definire una serie di regole di riferimento per fare impresa in modo nuovo ed efficace. È su queste sei parole che sviluppiamo i contenuti dell'evento, animati da ricercatori, pensatori, innovatori, che tutto questo lo hanno sentito e lo stanno vivendo sulla propria pelle».

Qual è il punto d'incontro tra la tradizione manifatturiera del made in Italy e la cultura digitale delle startup?

«La banca può sostenere l'impresa anche in ambiti non prettamente bancari. Contribuire alla crescita significa attivare un ecosistema collaborativo, una sharing economy dove condividere idee, soluzioni, opportunità per uno sviluppo economico e sociale sempre più inclusivo. Qui si colloca il supporto che vogliamo fornire alle imprese nell'esplorazione di nuove soluzioni, anche tecnologiche, per lo sviluppo del loro business e per favorire l'incontro con nuovi potenziali interlocutori, in ottica di open innovation. Vanno in questa direzione la piattaforma digitale Tech-Marketplace e AdottUp il Programma per l'adozione delle startup».

Quanto è importante per una banca scommettere sull'innovazione?

«Innovazione, formazione, digitalizzazione sono il motore della crescita. Grazie all'innovazione, alle nuove tecnologie della quarta rivoluzione industriale e alla digitalizzazione, anche le pmi possono costruire partnership in mercati lontani, svilupparsi con nuove idee, riorganizzarsi in un'ottica di maggiore efficienza, lavorare in filiera. È proprio per stare sempre più vicino alle imprese che Intesa Sanpaolo sta anche cambiando volto alle proprie filiali, rendendole un "hub" dell'economia reale».

Commenti

Commenta anche tu
Grazie per il tuo commento