Laura Verlicchi
da Milano
La stangata sulle auto aziendali è già arrivata: sono molti i dipendenti che fin da questo mese si sono trovati in busta paga il contraccolpo delle nuove disposizioni sulla tassazione del cosiddetto fringe benefit, anche se il decreto fiscale collegato alla Finanziaria che le contiene, approvato ieri alla Camera, deve ora passare al Senato. Questo significa tra 700 e mille euro lanno di maggiore imposta per oltre 400mila famiglie, se parliamo solo delle auto a noleggio: fino a 2 milioni, se consideriamo le altre formule di acquisizione dellauto aziendale. Impatto che raddoppia se entrambi i coniugi sono assegnatari di auto aziendali.
Un blitz che peraltro è perfettamente legale: «Trattandosi di un decreto legge, è immediatamente esecutivo - spiega Gian Primo Quagliano, direttore del centro studi Promotor - quindi le aziende hanno tutto il diritto di applicarlo fin da ora. Tra laltro, si tratta di un decreto retroattivo, in deroga - come spesso avviene - allo statuto del contribuente: infatti è in vigore dal primo gennaio 2006. Quindi, cè da aspettarsi che anche le aziende che ancora non hanno applicato le nuove disposizioni lo faranno a breve, e retroattivamente: a meno che, ma è unipotesi del futuro, la riduzione della deducibilità delle imposte dirette per le auto aziendali - perché di questo si tratta - venga, per così dire, ammorbidita nel caso in cui la Ue consenta di ridurre la percentuale di detraibilità dellIva. Il governo, infatti, ha deciso di riprendere con una mano quello che la Corte di giustizia europea gli ha imposto di dare con laltra».
Il giro di vite, che colpisce sia le aziende che i dipendenti, deriva infatti dalla sentenza Ue che ha condannato lItalia a rimborsare le mancate detrazioni Iva per le auto aziendali. L«eurostangata» costerà allo Stato 13,4 miliardi: solo per il 2006 il buco nei conti è di 3,7 miliardi. Per compensarlo, ecco laggravio di imposte sulle auto aziendali, che risparmia soltanto la categoria dei rappresentanti di commercio.
In particolare, vengono colpiti i dipendenti che utilizzano le auto in fringe benefit per motivi sia lavorativi sia personali, il così detto uso promiscuo. Aumenta infatti il valore imponibile del benefit, su cui quindi il dipendente paga imposte e contributi previdenziali. Fino a ieri veniva calcolato applicando il costo chilometrico desunto dalle tabelle Aci al 30% di una percorrenza media annua convenzionale di 15mila chilometri: ora il decreto legge ha incrementato, retroattivamente, questa percentuale dal 30 al 50 per cento. Questo significa che - come mostra la tabella pubblicata accanto - per una Fiat Nuova Punto 1.3 il fringe benefit sale da 1.424 a 2.373 euro, pari a 949 euro in più: per unAlfa Romeo 147, sale dai 2.274 euro del 2005 a 3.791 del 2006, con una differenza di 1.517 euro. Laggravio in termini di maggiori tasse e contributi va dai 550 euro per un dipendente con reddito compreso tra 33.500 e 100mila euro che utilizza una Fiesta 1.4 ai 680 per unAlfa 147 1.9 fino ai 1.120 euro per una Bmw 530. E queste cifre non possono essere «spalmate» sullintero anno, ma andranno pagate nei prossimi mesi; entro dicembre 2006 le aziende, a loro volta colpite da una riduzione della deducibilità dei costi dellauto, sono infatti tenute a effettuare la relativa trattenuta in busta paga.
«Una manovra che non mi stanco di definire diabolica - dichiara Gianluca Soma, presidente di Aniasa, lassociazione del settore veicoli a noleggio -, laumento del fringe benefit, che si traduce in maggiori tasse e contributi a carico del dipendente, è addirittura del 67%. Questo vanifica completamente leffetto migliorativo della sentenza Ue sullIva, penalizzando le aziende e i lavoratori, per i quali queste auto sono uno strumento di lavoro e una componente dello stipendio.
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