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Energia, il ritorno del nucleare al centro del dibattito: “Basta poco per mandare in crisi l’Europa” | L'evento del Giornale e Moneta in diretta

All’evento de Il Giornale e Moneta il confronto su fissione, fusione e rinnovabili. Pichetto Fratin richiama la sfida della decarbonizzazione e dell’adattamento climatico

Energia, il ritorno del nucleare al centro del dibattito: “Basta poco per mandare in crisi l’Europa” | L'evento del Giornale e Moneta in diretta
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La crisi energetica globale, esasperata dalle recenti tensioni geopolitiche, ha esposto chiaramente la fragilità del sistema europeo, rendendo la pianificazione di un nuovo modello energetico una necessità non più rimandabile. Il dibattito attuale riporta il nucleare in una posizione centrale, articolandosi su due fronti complementari: la fissione, una tecnologia solida e matura capace di sostenere la transizione grazie a costanti innovazioni in termini di sicurezza, e la fusione, che rappresenta la promessa di un’energia abbondante e pulita per il prossimo futuro. Un’analisi realistica del settore non può tuttavia prescindere dal contributo delle altre fonti. Le rinnovabili restano fondamentali, pur dovendo ancora risolvere le criticità legate alla continuità della fornitura e ai sistemi di accumulo, mentre le fonti tradizionali come il carbone continuano a occupare uno spazio nel mix energetico nonostante il loro impatto ambientale. L’obiettivo dell’evento “Il Sacro Graal dell’energia”, promosso da Il Giornale e Moneta, che si svolge alla Fondazione Feltrinelli di Milano, è superare le contrapposizioni ideologiche per giungere a una visione integrata. Solo attraverso un equilibrio tra diverse tecnologie sarà possibile costruire un sistema energetico resiliente, sicuro e realmente sostenibile. Il futuro dell’energia richiede oggi una sintesi efficace tra innovazione tecnologica, responsabilità civile e una visione strategica di lungo periodo.

“Oggi abbiamo visto che basta un piccolo stretto, di cui tutti fingono di conoscere, può con due sole navi di due potenze diverse bloccare o favorire la nostra quotidianità. Quanti Hormuz esistono nel mondo dell’energia? Quante volte è stato detto al passaggio culturale? Quando oggi parliamo del Green Deal, che doveva esser una soluzione e invece è un problema”, ha detto il direttore Tommaso Cerno aprendo l’evento. “Le grandi verità, come il Santo Graal, non sono mai del tutto svelabili”, ha aggiunto. “È sbagliato o è furbo ritrovare un dialogo che conviene a entrambi?”, ha detto il direttore parlando del nodo Russia per gli approvvigionamenti. “Dopo aver vissuto la delusione del referendum per il nucleare, posso ora rivivere il sogno”, ha detto il codirettore Osvaldo De Paolini. Un’introduzione rapida prima dell’intervista di Hoara Borselli al ministro Gilberto Pichetto Fratin.

“Solo nel 2022 ci si è resi conto che c’erano le bonifiche da fare, che il Secolo prima aveva creato situazioni da gestire ma banalmente anche il comportamento familiare, perché fino a 50 anni fa nelle piccole realtà non c’era la raccolta dei rifiuti, perché non ce n’erano”, ha spiegato il ministro raccontando l’evoluzione dell’impatto ambientale. “È un momento storico dove abbiamo la stessa quantità di pioggia durante l’anno ma gli eventi sono più violenti. Adattamento vuol dire essere pronti a gestire queste situazioni”, ha proseguito, “adattamento vuol dire adattarsi a vivere i territori”. Adattamento ambientale, ha aggiunto, “è un termine che racchiude tutto”. In italia “le emissioni sono lo 0,6% al mondo ma proprio per questo, essendo il nostro un Paese che ha un terzo del benessere legato all’export dei prodotti, la qualità del prodotto non è il prezzo. L’elemento di decarbonizzazione diventa un elemento di qualità e di immagine del prodotto”. Riuscire “a coniugare la parte energetica e ambientale sta nella mitigazione, la riduzione delle emissioni”. L’aumento delle emissioni carboniche è un dato incontrovertibile, ha aggiunto il ministro, “noi oggi siamo in un periodo in cui aggiungiamo le emissioni carboniche e il Mediterraneo ha una temperatura di 2 gradi superiore alla media storica e ci sono una serie di effetti che dobbiamo gestire. Ecco perché il comportamento diventa determinante”.

La decarbonizzazione, ha spiegato il ministro, “quando parliamo di azioni dobbiamo parlare di complesso, perché altrimenti con le emissioni del Golfo Persico degli ultimi mesi si vanifica tutto il lavoro. Ma questo non deve far venire meno l’impegno: in Pianura Padana abbiamo una concentrazione di inquinanti molto alti e l’azione va portata avanti a prescindere da tutto, anche del Green Deal, che era solo una bandiera ideologica di parte”. Le grandi opera, ha spiegato, “sono necessarie. Le ultime alluvioni ci sono state dove non c’erano dighe, l’ultima risale a 40 anni fa. La necessità quando dico di costruire è legata alla gestione del territorio”. Rimini, ad esempio, “non è stata inondata perché ha avuto una gestione diversa”. La costruzione di queste infrastrutture per la gestione competono a vari livelli, “nel nostro Paese a ogni opera escono 5 comitati e poi c’è stato un reflusso rispetto a ogni opera, un blocco a ogni iniziativa. Io sono laureato in economia e non in sociologia ma l’Italia è bella perché siamo tutti diversi e abbiamo una complessità estrema. Da un lato vengo accusato di essere gasivoro ma sulle rinnovabili sono in vantaggio sul programma: quelli che vogliono tutto fotovoltaico e tutto eolico, poi quando governano non vogliono nulla. La Sardegna ne è l’esempio. Occorre non essere ideologizzati”.

Sull’idroelettrico, invece, “siamo in difficoltà. Era un’altra epoca, non c’era l’Ucraina, e ha portato a fare gare pure e semplici. Il rischio oggi è il Paese: ci si è resi conto di quanto l’energia sia importante e quanto sia il fulcro dello sviluppo e quanto sia alto il rischio che partecipi un fondo che fa una valutazione di puro rendimento anziché l’interesse nazionale. L’idroelettrico italiano, se modificato, può aggiungere 10-12 tera kilowatt aggiuntivi. A gara pura e semplice, magari il fondo si accontenta di come è”. L’autotrasporto ora chiede un tavolo “la competenza è di Palazzo Chigi e del Ministero dei Trasporti ma questo è un paese in cui l’autotrasporto è il fulcro e questo determina la sua importanza. Perciò in qualche modo l’attenzione dev’essere posta a quella categoria produttiva che fa da snodo. Conta il fatto che svolge un ruolo nello sviluppo del Paese”. Sulle bollette ha spiegato che “il 20 febbraio, dopo la chiusura del decreto Energia con un abbassamento del costo per avvicinarci alla Germania, che è il nostro competitor. Abbiamo chiuso a mezzanotte, credevamo di essere a posto e invece una settimana dopo è scoppiata la Guerra del Golfo e tutti i miei calcoli non erano più validi ed erano stati raddoppiati. Siamo legali a quanto accade a livello mondiale: riusciamo a gestirla, anche se con un po’ di fatica”. Per riaprire un dialogo con la Russia “bisogna valutare a livello europeo, io sono rigorosamente ministro”. Sul contenimento della domanda di energia “continuerà a crescere, ed è il motivo per cui sostengo il nucleare”. Oggi “abbiamo 2.2 milioni di produttori di rinnovabili e va a compensare la riduzione di uso di gas. Dobbiamo arrivare al 2030 con il 50% di rinnovabili ma abbiamo ancora in piedi la perversione del prezzo europeo, perché qualunque sia il prezzo di produzione, quello di vendita è sempre quello”.

Noi “dobbiamo arrivare a tutti i costi il nucleare: l’Italia in questo anno avrà la legge quadro. E appena dopo avremo l’integrazione della nostra produzione anche con il nucleare pulito, senza emissioni e competitiva. Francia e Spagna lo stanno dimostrando”.

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