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Arrivano le fatture per i feriti di Crans-Montana, Bertolaso: "Nessuno sborserà un euro"

Gli importi indicati sono compresi tra 15.000 e 60.000 franchi svizzeri. Della questione si sta occupando in queste ore l'ambasciata italiana a Berna. Gian Lorenzo Cornado: "Nulla è dovuto"

Arrivano le fatture per i feriti di Crans-Montana, Bertolaso: "Nessuno sborserà un euro"
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L'ospedale di Sion, nel Cantone Vallese, ha inviato nei giorni scorsi, a tre famiglie di feriti italiani nel rogo del Le Costellation a Crans Montana, la fattura relativa alle spese sanitarie sostenute per la cura dei ragazzi nei giorni immediatamente successivi alla tragedia. Gli importi indicati sono compresi tra 15.000 e 60.000 franchi svizzeri. Si tratta di documenti amministrativi che, secondo l'avvocato Domenico Radice che assiste alcune vittime dell'incendio, "sono inopportuni": "in linea generale riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse, e proprio per questo l'invio delle fatture poteva essere evitato". Della questione si sta occupando in queste ore l'ambasciata italiana a Berna. "Le autorità cantonali hanno sempre detto che nulla è dovuto dalle famiglie italiane e quindi le spese di cura dei feriti sono a carico delle autorità locali - spiega l'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado - ma chiederò comunque chiarimenti e ho già fissato un incontro per il 24 aprile prossimo con il presidente del governo del Vallese Mathias Reynhard".

Intanto con l'iscrizione nel registro degli indagati di altre quattro persone si aggravano le responsabilità istituzionali nell'inchiesta sul rogo del Constellation. La procura del Cantone del Vallese sta infatti allargando il cerchio delle indagini, coinvolgendo sempre più pesantemente non solo il Comune di Crans-Montana ma anche i vertici politici della vecchia amministrazione di Chermignon, in carica fino al 2017, prima della fusione tra le due comunità. Gli inquirenti sentiranno, dall'11 maggio al 3 giugno, Patrick Clivaz, braccio destro del sindaco Nicolas Féraud, attuale consigliere di Crans-Montana con la delega al servizio di sicurezza, Jean-Claude Savoy e Jérémie Rey, rispettivamente ultimo sindaco ed ex consigliere comunale con delega all'edilizia di Chermignon. Ai loro nomi si aggiunge quello del funzionario Benjamin Charpiot, attuale vice responsabile della sicurezza. Le nuove audizioni arrivano dopo la netta contrapposizione, andata in scena negli ultimi interrogatori, tra il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud, convinto, fino alla tragedia di Capodanno, che il proprio servizio di sicurezza funzionasse perfettamente, e i funzionari, che invece hanno dipinto una situazione organizzativa - nota, secondo loro, anche ai vertici - priva di risorse e con gravi carenze di personale. Al centro dell'attenzione degli investigatori continua dunque ad esserci il caos dei controlli comunali antincendio nei locali pubblici della stazione turistica, reso evidente dall'assenza di ispezioni, negli ultimi 6 anni, nel bar teatro della tragedia, in cui sono morte 41 persone e 115 sono rimaste ferite.

Ma, indagando i responsabili della vecchia amministrazione di Chermignon, in carica nel 2015 all'epoca dei lavori di ristrutturazione del Constellation, gli accertamenti ora invadono anche il campo delle autorizzazioni urbanistiche e dei controlli al locale dei coniugi Moretti prima dell'apertura. Una questione non ancora del tutto chiarita dalla documentazione fornita agli inquirenti dagli uffici amministrativi. In totale, gli indagati nell'inchiesta sulla strage di Capodanno sono ora tredici. Di questi, undici sono politici o funzionari comunali, che si aggiungono ai due proprietari del Constellation Jessica e Jacques Moretti. Quest'ultimo è stato nuovamente convocato dalla procura per venerdì 5 giugno: a fine marzo aveva chiesto e ottenuto il rinvio dell'interrogatorio, presentando un certificato con una diagnosi di depressione post traumatica. Intanto, l'ufficio del Ministero pubblico del Vallese ha respinto, per la seconda volta, la richiesta - depositata da un avvocato di parte civile - di nominare dei procuratori straordinari per la prosecuzioni delle indagini. "Il ministero pubblico - viene precisato in una nota - si è dotato degli strumenti per garantire la gestione efficace del procedimento, nel rispetto dei principi di indipendenza, obiettività e celerità".

Bertolaso: "Nessuno sborserà un euro, ora riunioni per indennizzi"

Sulle fatture viene precisato che non è necessario pagare, ma hanno suscitato disappunto e dispiacere nei genitori dei giovani pazienti, ancora adesso alle prese con il lungo percorso di recupero dopo i gravi danni subiti. "Sono atti dovuti, delle certificazioni che gli ospedali devono fare per coprire il loro bilancio e giustificare ai loro contabili - ha precisato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, rispondendo a una domanda a margine dell'inaugurazione della nuova Terapia intensiva pediatrica (Tip) dell'ospedale Niguarda di Milano - È chiaro che non esiste che nessuno debba sborsare un solo euro per quello che è successo".

"Io - ha ricordato Bertolaso - sono stato designato da tutti i genitori dei ragazzi a rappresentarli nella Fondazione che ha proprio il compito di individuare le modalità per indennizzare al meglio tutte le famiglie, innanzitutto quelle che hanno perso i loro figli e poi anche le famiglie i cui ragazzi hanno subito gravi alterazioni e hanno dovuto essere ricoverati in ospedale". Adesso, ha informato l'assessore, "stiamo stabilendo quella che è la procedura per valutare le varie richieste di indennizzo. Ci siamo riuniti una volta, e ci riuniremo di nuovo il 5 maggio e poi a Ginevra il 12 giugno. Stabiliremo i criteri, in aggiunta ovviamente a quello che devono fare le altre istituzioni".

I feriti in miglioramento

Per quanto riguarda le condizioni dei feriti del rogo ricoverati al Niguarda di Milano "in questo momento sono cinque, ne abbiamo quattro che sono ancora ricoverati al Centro ustioni, un altro sta facendo la riabilitazione respiratoria. Sono tutti in fase di miglioramento, quindi devo dire che da questo punto di vista siamo soddisfatti del lavoro che hanno fatto i nostri medici, il nostro personale sanitario e anche della grande collaborazione dei genitori che sono sempre stati molto vicini", ha aggiunto Bertolaso.

Lo ha spiegato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, alla presentazione della nuova Terapia Intensiva Pediatrica al Niguarda. 
Due di questi cinque pazienti "devono rimanere qui ancora diversi mesi. Un altro paio probabilmente, a cavallo con la festa del lavoro, potrebbe andare a casa - ha aggiunto -, ma poi dovranno tornare molto spesso per fare le medicazioni. Questi sono percorsi molto lunghi, complicati e delicati. E anche a casa i ragazzi dovranno fare tutta un'attività di riabilitazione che paradossalmente è ancora più complicata e difficile di quello che stanno facendo in ospedale". 


Per quanto riguarda il percorso riabilitativo dei ragazzi già dimessi, "noi siamo in contatto con tutti e con tutti i genitori - ha proseguito Bertolaso -, anche purtroppo con i genitori dei ragazzi che non ci sono più.

Con il presidente Fontana stiamo seguendo i ragazzi, li assistiamo e interveniamo per risolvere qualsiasi problema che dovessero avere. Tra quelli che sono a casa e stanno facendo riabilitazione, ce n'è qualcuno un po' svogliato, che stiamo anche redarguendo, e qualcuno che invece è molto più attivo".

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