Alla elementare «Carlo Pisacane» l’integrazione si farà alla rovescia

Alla elementare «Carlo Pisacane» l’integrazione si farà alla rovescia

Alla elementare Pisacane l’insegnante di religione rischia con il nuovo anno di fare lezione a un solo bambino. «Le famiglie di fede cattolica sono in netta minoranza e non sempre autorizzano i figli all’ora di religione», afferma Flora Arcangeli, portavoce del comitato Mamme per l’integrazione. «I genitori di fede islamica - dice - hanno già chiesto di far uscire due ore prima i figli per frequentare le scuole coraniche. I bengalesi tornano nel loro paese da novembre a febbraio, perché per loro è estate. Per l’ora di religione ne restano pochi, forse solo uno». A pochi giorni dalla riapertura delle scuole, l’istituto della Marranella torna a far parlare di sè. La scuola, infatti, quest’anno tocca il record del 97 per cento di stranieri sul totale degli iscritti. Sei alunni italiani su 180. Più o meno uno per classe. Con tutte le difficoltà immaginabili a comunicare, apprendere, fare i compiti.
La maggior parte delle mamme italiane la scorsa primavera ha deciso di non iscrivere più i figli, «perché molti erano carenti nella grammatica e nella lingua italiana». Qualche problema anche per la geografia: «Un paio d’anni fa - racconta Flora Arcangeli - la maestra in una terza invece di fare lezione sulla carta d’Italia, l’ha fatto su quella del Bangladesh. E a Natale l’anno scorso i bambini italiani non hanno cantato la classica “Tu scendi dalle stelle” per non offendere i coetanei musulmani». Problemi anche per le gite scolastiche. Alle bambine musulmane di 8-9 anni, infatti, è vietato dalle famiglie passare la notte fuori casa.
Con il nuovo anno scolastico alle porte, si affaccia qualche timore anche in vista dell’influenza A: «Siamo preoccupate - spiega la Arcangeli - fino allo scorso anno quando i bambini stranieri tornavano a scuola dopo un viaggio nel loro paese d’origine, non venivano loro chiesti i certificati sanitari. Ma adesso? Speriamo che almeno su questo ci sia più attenzione».
La Pisacane rappresenta ormai un caso nazionale. Secondo le stime della Caritas, su un totale di 700mila iscritti alle scuole di ogni ordine e grado, a Roma e provincia gli alunni stranieri sono quest’anno 56mila. All’incirca l’8 per cento del totale. Ma alla elementare Pisacane la percentuale schizza al 97 per cento, dieci volte di più. Per quanto riguarda la materna, anche qui numeri spropositati: i bambini italiani sono 12 su 110, quelli stranieri si attestano all’incirca sul 90 per cento. Di fatto la scuola è diventata un punto di riferimento per gli immigrati, in un quartiere dove di stranieri ce ne sono, sì, ma non tantissimi. «È perché siamo i più bravi», ribatte alle critiche la direttrice scolastica, Nunzia Marciano.
Ma l’assessore comunale alla scuola, Laura Marsilio, la pensa in modo ben diverso: «Questa non è integrazione. Se in questa scuola restano solo gli stranieri, rischiano solo l’isolamento in sè stessi». E rivolge un appello a Maria Stella Gelmini: «Il ministro aveva preannunciato un provvedimento per garantire il tetto del 30 per cento degli stranieri in ogni classe. Io avevo tentato di promuovere un accordo di rete tra le scuole del VI municipio, invitando il dirigente scolastico regionale ad assicurare una più equa distribuzione degli immigrati tra le scuole della zona. Ma così non è stato. Con la Marciano non c’è stata collaborazione, visto che ha iscritto per il prossimo anno 18 alunni stranieri su 23 alla prima classe. Ora intervenga la Gelmini».
Per quest’anno, però, la situazione resta bloccata. Flora Arcangeli ha due bambini: il più piccolo l’ha tenuto alla Pisacane, alla materna. Il più grandicello l’ha segnato in un’altra scuola elementare. Non proprio vicinissima: «Devo fare due chilometri a piedi, ma non avevo scelta», sospira.

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