Energia e prodotti Ogm Ecco come l’agricoltura affronta le sue sfide

I CONTI Il settore vale da solo il 4,5% del Pil e occupa in tutto 1,4 milioni di persone

Qualche numero: l’agricoltura italiana, comprendendo tutta la catena agroalimentare, vale il 17% del Prodotto interno lordo; la sola produzione agricola è del 4,5%. Quest’ultima occupa 1,4 milioni di persone, di cui 1,1 dipendenti (900mila stagionali e 200 con contratto a tempo indeterminato). Le aziende sono 1,7 milioni, gli ettari coltivati 12,5 milioni. Le giornate lavorate con versamenti Inps sono state 100 milioni. Alla Confagricoltura - che la prossima settimana, dal 4 all’8 febbraio, sarà uno dei principali protagonisti della Fieragricola di Verona - aderiscono 564mila imprese che insistono su 5 milioni di ettari di terreni; il loro valore di produzione è di 21,6 miliardi, pari al 45% del totale. Questi dati sono sufficienti a cogliere l’importanza di un settore che, con tutti i suoi problemi, non ha avuto gli incentivi accordati all’edilizia, alle auto, alle motociclette, agli elettrodomestici.
L’Italia è autosufficiente per vino e ortofrutta, deficitaria per latte e carne, di cui deve importare all’incirca la metà dei consumi. Che cosa significa? Che l’agricoltura italiana non può dedicarsi solo ai prodotti di nicchia, ma è chiamata a svolgere un ruolo importante anche per quanto riguarda le commodity, per essere la base di approvvigionamento dell’industria nazionale di trasformazione. Due anni fa il prezzo del grano cominciò a salire, lo si ricorderà, anche perchè la produzione nazionale, per fattori contingenti, non aveva potuto garantire continuità di approvvigionamento.
Un tema chiave anche nel mondo agricolo è l’innovazione. Uno dei filoni individuati in questi anni è la produzione di energia, alla quale molte imprese si stanno dedicando come attività collaterale. Si tratta di utilizzare rifiuti, scarti, liquami per ottenere elettricità attraverso la quale raggiungere l’autosufficienza degli impianti, o, se in eccesso, da destinare alla vendita. Attività che può anche essere abbinata a fonti diverse, sempre rinnovabili, dal solare all’eolico. Ma, si badi, quando un imprenditore agricolo affitta grandi superfici a multinazionali che le destinano esclusivamente all’installazione di pannelli solari, usciamo dall’ambito dell’agricoltura: questi terreni, sottratti per molti anni alle coltivazioni, finiranno per impoverirsi. E ciò contrasta nel profondo con la missione dell’agricoltore, che - va sottolineato - è innanzitutto un produttore: non deve nè abdicare dalla sua principale funzione nè trasformarsi in un prestigiatore di finanziamenti europei.
L’innovazione assume anche un’altra veste, molto più spinosa sul piano del dibattito pubblico: è quella delle biotecnologie, ovvero degli Ogm, acronimo che significa, secondo chi lo pronuncia, organismi geneticamente «modificati» o «migliorati».
La ricerca nel campo delle biotecnologie ha permesso di ottenere piante produttrici di proteine utili come vaccini (contro epatite B, afta epizootica, carbonchio) oppure anticorpi prodotti nelle piante per la diagnosi e il trattamento di varie malattie. Inoltre le piante possono produrre proteine con proprietà farmaceutiche (enzimi, ormoni per la crescita) o polimeri biodegradabili (elastina, collagene) con possibili applicazioni industriali. Un’altra interessante applicazione delle biotecnologie verdi riguarda la produzione di piante con un più alto contenuto nutrizionale. Molte delle nostre comuni colture alimentari non sono perfette sotto il profilo nutrizionale: la loro composizione e il loro contenuto in proteine, amido e olii, così come il contenuto in vitamine e micronutrienti, possono essere migliorati, per ottenere alimenti più nutrienti. Qualcosa che assomiglia alla funzione degli integratori.
Allo stato, la coltivazione degli Ogm in Italia è vietata: è possibile solo la sperimentazione non in campo. Pur essendo diffusi da anni in molti Paesi - da Stati Uniti a India, Cina, America Latina -, l’Unione europea ha stabilito che gli Stati membri si debbano dare regolamenti propri. La settimana scorsa la Conferenza Stato Regioni ha bloccato un protocollo che avrebbe dato una prima apertura alle coltivazioni di mais Ogm in Italia. Nè si intravedono, al momento, nuove possibilità di procedere su una strada che, in assenza di norme, finirà per smorzare ancora di più la competitività italiana.
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