«Era ora, grazie all’amministrazione comunale»

Il Comitato di quartiere di Torre Spaccata, che in questi anni ha più volte denunciato il degrado del campo, ha accolto con soddisfazione l’inizio dello sgombero di Casilino 900. Gli abitanti non riescono a nascondere la gioia. Si abbracciano, ridono. La partenza del primo pullman alla volta di Salone è accolta con un applauso. Segna una sorta di ritorno alla civiltà. «Dopo 40 anni...finalmente!» sospira visibilmente emozionato il presidente del Comitato di quartiere, Bruno Di Venuta: «Per Torre Spaccata è un grande giorno. Una svolta storica. Finalmente si è realizzato un sogno al quale oramai credevamo in pochi. E di questo dobbiamo ringraziare gli amministratori comunali, che in questi mesi sono stati sempre al nostro fianco».
Dello sgombero se ne parlava da anni.
«Sì, dapprima ci dicevano che per il trasferimento di Casilino 900 servivano 4 Grandi Aree, dove sistemare i rom. Anni dopo dicevano che la soluzione migliore era invece la realizzazione di mini-insediamenti. Poi sono arrivati i censimenti, poi le bonifiche...».
Insomma, una specie di tela di Penelope.
«Esatto. Invece è bastato analizzare seriamente il problema e trovare la soluzione ideale per tutti: i nomadi in campi attrezzati dove vivere in condizioni umane e i cittadini non assillati dal degrado e dalla favela del Casilino 900».
Un’esperienza di cui, però, avreste fatto sicuramente a meno.
«Per anni abbiamo respirato dal campo i fumi tossici del rogo di fili di rame rubati. Abbiamo respirato la loro diossina. A nulla sono valse le nostre richieste di aiuto. Ci si ricordava di noi solo durante le campagne elettorali. Nel 2007 a parole si prometteva di dislocare Casilino 900, e intanto si realizzava lo chalet di legno all’interno. Nel campo è sempre regnato il degrado, con cumuli di immondizia, fango, baracche, ratti grossi come gatti».
E i bambini?
«A scuola ci sono andati sempre in 3-4, gli altri salivano sullo scuolabus solo quando dal Comune facevano i controlli».
Ma il grosso di Casilino 900 deve ancora traslocare.
«Siamo fiduciosi. Entro febbraio sarà tutto finito. Ce l’ha assicurato il Prefetto Pecoraro: fra un mese a Casilino 900 non volerà più nemmeno una mosca. L’area del campo sarà recintata, per tornare ad essere parte integrante del Parco archeologico di Centocelle».
Un Parco-fantasma al momento.
«A settembre 2007 il Comune aveva speso 10 milioni per aprire e inaugurare i primi 33 ettari. Ma un anno dopo, a settembre 2008, la nuova amministrazione è stata costretta a chiuderlo per motivi di sicurezza. I nomadi avevano divelto la recinzione, rubato tutti i tombini di ghisa, sfilato i fili elettrici dell’illuminazione pubblica, smantellato le fontanelle, le panchine. Addirittura il parco era diventato un “deposito” di auto e moto rubate».
Insomma, un disastro. E adesso?
«Il Comune ha sempre detto che con la delocalizzazione di Casilino 900, il Parco sarebbe stato riaperto. Quindi è questione di poco tempo. Il Parco, che si estende da Tor Pignattara fino a viale Palmiro Togliatti, dovrà però comprendere anche l’area oggi utilizzata dagli sfasciacarrozze».
E questi ultimi?
«Dovrebbero finire in via di Sant’alessandro, vicino alla Centrale del Latte. C’è una delibera del Comune (dicembre 2009, ndr) che lo prevede».
Anche questo trasloco è atteso da anni...
«Sì, una legge regionale del 1997 disponeva la rimozione degli autodemolitori entro pochi mesi. La Regione ha nominato perfino un commissario ad acta. Ma sono passati 13 anni, e la realtà è sotto gli occhi di tutti: gli sfascia sono ancora tutti lì».
Con il Comune, invece, che rapporti ha il Comitato di quartiere?
«Negli ultimi due anni, abbiamo avuto diversi incontri. In particolare con l’assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso, con la commissione sicurezza di Santori, quella all'ambiente di De Priamo e alle politiche sanitarie del professor Aiuti. Sono stati incontri proficui. Possiamo dire che adesso si incomincia veramente a trovare una soluzione ai nostri problemi».
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