"Sono stato cresciuto dalle donne. Sono state loro a insegnarmi a diventare un uomo". Non c'è che dire, Ermal Meta ha la penna giusta per scrivere e dire cose che piacciono. Poi, il tono della voce ti fa capire che è anche sincero. Si potrebbe dire che il cantautore di origini albanesi abbia i pensieri e le ispirazioni giuste per raccogliere i "like", è a stretto contatto con l'oggi e la cosa non ha certo il suono del classico gessetto spezzato male sulla lavagna. Anzi. Ad esempio, ora che deve raccontare il suo singolo Stella stellina in gara al Festival di Sanremo, le parole che usa sono quelle giuste: "Manco dal Festival da circa cinque anni: torno con un brano ispirato da un'immagine di una bambina di Gaza apparsami sullo smartphone. Infine, è il mio primo Sanremo da papà".
C'è chi pensa che il tema di Gaza potrebbe ricevere piccole o grandi censure, e al proposito Ermal Meta commenta: "Non penso proprio di poter vincere il Festival, ma se accadesse io a Eurovision andrei, perché portare questo brano in quel contesto avrebbe un senso". Quanto alla canzone, prosegue Meta, "è nata grazie a mia figlia. Il tocco finale l'ha dato Dardust, per me il miglior produttore in circolazione oggi". E così parla della cover in duetto coN Dardust nella serata dedicata: "Golden Hour di Jvke è una bomba per come è stata arrangiata: sono quasi più curioso di testare la reazione del pubblico sulla cover che s ul brano in gara. Intanto, all'orizzonte c'è un album di inediti Funzioni vitali che esce il 27 febbraio per Columbia/Sony e che "ha come fil rouge il tema del tempo" e un club tour primaverile al via il 29 aprile da Perugia.
La copertina dell'album in un solo scatto dall'alto dice molto: Ermal Meta è accerchiato da oggetti simbolici: "C'è il divano consunto dal tempo, un busto classico che è il tempo immutabile, un orologio che segna l'ora in cui è nata mia figlia Fortuna, ci sono le cuffie con cui la musica mi fa isolare dal tempo, la macchina da scrivere con una penna e una rosa".