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Ecco il ghetto islamico: una città per sole donne

In Arabia saudita verrà costruita una enclave in cui le signore potranno lavorare. Un modo per conciliare le rigide regole della sharia con le sfide economiche

Ecco il ghetto islamico: una città per sole donne

Immaginate un ghetto. Un ghetto per sole donne. Non un harem. Ma un luogo, una città, dove le donne stanno da sole per poter fare quello che nel resto del mondo è un’ovvietà e in Arabia saudita è invece una grande trasgressione. Nascerà qui, nello Stato che si fonda sulla sharia - la legge islamica che relega le donne a comparse senza volto, personalità e diritti - la prima città solo per loro. Un luogo fisico, quasi un’enclave, in cui alle signore verrà concesso di lavorare e perfino di gestire alcune piccole imprese senza per questo dover finire come delle reiette, nel Paese in cui la legge non vieta ufficialmente al gentil sesso di intraprendere una qualsiasi attività ma di fatto il costume e la cultura relegano le donne al semplice ruolo di mogli e madri (prive di camminare “non accompagnate dai maschi” per le vie delle città) mentre i numeri raccontano che appena il 15% dell’intera forza lavoro è “rosa”. Non solo. Le donne saudite sono le uniche al mondo a cui è proibito guidare e solo dopo un lungo braccio di ferro alcune di esse sono riuscite ad approdare a Londra per i Giochi Olimpici.

La costruzione della città, che si estenderà sul territorio dell’esistente località orientale di Hafuf, comincerà il prossimo anno ed è stata affidata - scrive il britannico Daily Mail - alla Saudi Industrial Property Authority (Modon) con l’obiettivo di portare un po’ di modernità in Arabia e coinvolgere le donne nel sistema produttivo del Paese, in modo da rendere compatibili le aspirazioni alla carriera con le rigide regole vigenti. In ballo ci sono 5mila posti di lavoro e investimenti per circa 110 milioni di euro nel settore tessile, farmaceutico e alimentare. “Abbiamo in mente di costruire industrie di sole donne in varie parti del Paese”, spiega Saleh al Rasheed, vice direttore del Modon. “Sono certo che le donne potranno dimostrare la loro capacità”.

Intanto, nei tribunali, la loro parola vale la metà di quella degli uomini e i mariti possono divorziare semplicemente dichiarando le loro intenzioni alla moglie o addirittura semplicemente tramite sms, un diritto ovviamente garantito solo a loro.

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