Ecco gli "zombie" della jihad Al Qaida usa le menti deboli

Non seguono schemi prefissati, non hanno reti di contatti, non frequentano ritrovi consueti. Sono le nuove bombe umane caricate a distanza con video e predicazione

Sono gli zombie di Al Qaida. Possono passarvi accanto senza che ve ne accorgiate, ma scovarli prima che colpiscano è quasi impossibile. Nelle moschee e nei punti di raccolta dell'estremismo islamico la loro presenza è rada, effimera, incolore. Proprio per questo sono le nuove bombe umane, la nuova arma del terrore integralista. Bombe innescate, ma invisibili fino a quando il detonatore dell'odio e della rivalsa non le trasforma in un'esplosione di sangue e orrore. È successo a Londra, ma era già successo a Boston con la strage alla maratona dei fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev. A Tolosa, un anno fa, con gli omicidi seriali di Mohammed Merah. E anche a Milano. Prima con Mohamed Game, il libico che nell'ottobre 2009 tentò di farsi esplodere davanti a una caserma, poi con lo spietato «picconatore» assassino Mada Kabobo. Quest'ultimo non è un integralista, ma non fa grande differenza. Nei dodici anni trascorsi dall'11 settembre, il confine tra il terrorismo religioso e il generico rancore di chi considera gli occidentali nemici da eliminare è diventato assai labile.

L'attentato alle Torri Gemelle studiato per seminare il terrore nella metropoli simbolo dell'Occidentale è il «big bang» di tutti i piccoli orrori successivi. Orrori che oggi non hanno più bisogno né di un capo come Bin Laden, né di un organizzazione come Al Qaida. Oggi sono alla portata di chiunque s'inebri d'odio rimirando le decapitazioni e gli sgozzamenti rituali pubblicati su Youtube e sui siti del fanatismo islamista. Michael Adebolajo il macellaio di Londra e il suo complice, due cristiani convertiti e spinti all'estremismo, sono la perfetta rappresentazione di questo fenomeno. Adebolajo lo zombie con coltello e mani lorde di sangue, che recita una pantomima islamica e invita i passanti a filmarlo, è solo l'ennesima replica di quanto il terrore integralista ha trasformato in banalità consueta. Ma il banale è difficile da notare, quasi impossibile da scovare. Anche quando è sotto i tuoi occhi. La polizia italiana conosceva Mada Kabobo e la sua violenza. I servizi segreti francesi utilizzavano Mohammed Merah. L'intelligence di sua Maestà oltre a tener d'occhio da tempo Adebolajo e il suo complice aveva persino previsto un attentato ai soldati reduci dall'Irak e dell'Afghanistan. Ma gli zombie hanno colpito comunque perché a differenza del terrorista classico, non seguono schemi prefissati, non hanno una rete di contatti, non frequentano ritrovi consueti. A differenza dei loro colleghi di 12 anni fa non hanno più bisogno delle moschee di via Jenner a Milano o di Finsbury Park a Londra. E nemmeno dei campi d'addestramento in Afghanistan. Il loro odio, e la predicazione che lo ispira, sono diventati una condizione endemica e immateriale. Per espandersi ha bisogno solo di una rete internet e del generico risentimento d'una qualsiasi periferia, da Gratosoglio a Greenwich, dove l'emarginazione possa distillare rabbia. Non tutti gli islamici e gli immigrati cadono in questa spirale, ma per seminare il terrore Al Qaida non usa legioni bensì individui. Meglio se imprevedibili, caratteriali e isolati. Nei campi profughi palestinesi Hamas sceglieva i kamikaze tra deboli, invasati e frustrati. Al Qaida ora fa lo stesso nelle periferie delle metropoli occidentali. Per infiltrarsi non ha più bisogno di cellule e covi. Le sue parole d'ordine si propagano su pubblicazioni come «Inspire» - la rivista on line che riprendendo gli insegnamenti di Anwar al-Awlaki, il predicatore con passaporto americano incenerito nello Yemen dai drone di Obama, invita i fedeli a trasformarsi in «lupi solitari», ad assemblare bombe artigianali nella cucina di casa e a privilegiare operazioni limitate, ma di grande impatto mediatico. «Un singolo individuo può portar a termine numerose operazioni in un solo giorno, bisogna diffondere l'insicurezza tra la popolazione...chiediamo a tutti i musulmani negli Usa, in Francia, Regno Unito, Danimarca, Norvegia e Italia di abbracciare questa nuova tattica». Inspire lo ha scritto a marzo. Noi ce ne accorgiamo ora.

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