Egitto, il tribunale ordina lo stop alle attività dei Fratelli Musulmani

Associazione al bando e beni congelati. Nuovi guai per la Confraternita

Egitto, il tribunale ordina lo stop alle attività dei Fratelli Musulmani

Una sentenza di primo grado emessa oggi da un tribunale egiziano ha deciso la confisca dei beni appartenenti ai Fratelli Musulmani e la chiusura di tutte le sedi della Confraternita, in una sentenza che va a colpire anche la Ong creata a marzo dall'organizzazione.

La questione su cui la corte ha giudicato era stata sollevata dal partito di sinistra Tagammu, che accusava il gruppo di "terrorismo" e di "sfruttare la religione in slogan politici".

La decisione della corte si inserisce in un quadro più ampio di repressione delle attività. Dalla deposizione del presidente Morsi molti membri di spicco sono stati arrestati. Di recente anche il portavoce, Gehad El-Haddad, è stato fermato mentre si trovava in un appartamento nella capitale.

La Fratellanza Musulmana ha trascorso in clandestinità gran parte della sua storia. Messo fuori legge da Nasser, durante la presidenza di Sadat il gruppo, ancora illegale, era stato tollerato. Con Hosni Mubarak al comando, una maggiore apertura aveva consentito a vari deputati indipendenti, membri della Confraternita, di ottenere posti in Parlamento.

Dopo la Primavera del Cairo, il gruppo era arrivato al potere con Mohammed Morsi. La decisione del tribunale, a quanto scrive l'agenzia MENA, colpisce "ogni istituzione collegata alla Fratellanza". Non è quindi escluso che ci siano ripercussioni anche per l'ala politica della Fratellanza, il partito Giustizia e libertà.

La decisione presa oggi sarà valida tra quindici giorni, termine entro il quale sarà possibile per i Fratelli Musulmani presentare una domanda d'appello contro la sentenza dei giudici.

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