Germania, la Merkel al terzo mandato: vincono rigore e austerità

I tedeschi consegnano la Germania (e l'Ue) nelle mani della cancelliera che ha contribuito ad acuire la crisi economica. Letta applaude, ma per l'Italia potrebbero essere dolori

Germania, la Merkel al terzo mandato: vincono rigore e austerità

Angela Merkel ha trionfato alle elezioni legislative tedesche strappando il 41,5% delle preferenze e guadagnandosi il terzo mandato consecutivo alla guida della Cancelleria. I tedeschi premiano, ancora una volta, la linea dell'austerità, del rigore e della tenaglia europeista che ha messo in ginocchio diversi Paesi dell'Eurozona. Così, mentre i principali indicatori economici del Vecchio Continente sembrano ruotare il segno meno in percentuali sopra lo zero e gli analisti iniziano a parlare con un quieto ottimismo di "ripresa", la Germania consegna l'Unione europea nelle mani della cancelliera che, più di tutti, ha contribuito a ferire. Quello incassato ieri dalla Merkel è un risultato storico. Prima di lei era stato conseguito soltanto da Konrad Adenauer e Helmuth Kohl. Storica anche la sconfitta dei liberaldemocratici: per la prima volta nel dopoguerra, la Fdp resta fuori dal Bundestag. Sfiora la grande sorpresa anche il partito conservatore anti-euro, l’esordiente Alternative fr Deutscheland (Afd), che però non riesce a superare la soglia del 5%.

I numeri parlano chiaro. La cancelliera fa volare la Cdu-Csu oltre la barriera del 40%, pur senza raggiungere la maggioranza assoluta. Percentuali che il partito non toccava da almeno vent'anni. Mentre i tedeschi blindano la politica del rigore tenendo così in ostaggio l'interna Europa, si profila un governo di larghe intese. I riflettori sono puntati sulla Spd, secondo partito del Paese con il 25,7% delle preferenze. La Maerkel ha subito cintattato il leader dei socialdemocratici Sigmar Gabriel. "Noi conservator abbiamo un mandato chiaro per la formazione del governo e la Germania ha bisogno di un governo stabile - ha spiegato la cancelliera - ma siamo aperti alla discussione". Viene, quindi, da chiedersi quali politiche potrebbe partiorire la mediazione tra la Cdu e la Spd. Frau Merkel è la sola fra i leader in Europa a essere rimasta nell’incarico dopo la presantissima crisi economico-finanziaria che cinque anni fa ha sconvolto l'Unione europea mietendo, tutt'oggi, ancora vittime. Tutti gli altri, in Spagna, Francia, Gran Bretagna e Italia sono stati sconfitti. Se da una parte la politica economica, messa in campo udurante la crisi dell’euro con l'appoggio dalla stragrande maggioranza dei tedeschi, deve essere considerata la chiave principale del suo successo elettorale, dall'altra è alla base del fallimento della Grecia e delle difficoltà economiche di Paesi come il Portogallo, la Spagna e l'Italia. Da Toronto il presidente del Consiglio Enrico Letta si è complimentato "per il brillante risultato elettorale" assicurando che, l'esclusione del partito anti-euro dal parlamento è "un buon segnale per l’Unione europea". In realtà, basta guardare i numeri della recessione per capire che la vittoria della Merkel non è affatto un buon segnale per il sistema Italia che, arrivato a questo punto, dovrà scegliere se continuare a essere ostaggio della Germania o smettere di tirare la cinghia.

La Merkel, che sperava in una riedizione della coalizione cristiano liberale, si ritrova senza l'alleato preferito. Come fanno notare gli analisti politici tedeschi, la vittoria potrebbe avere un sapore agro-dolce dal momento che una Große Koalition con i socialdemocratici potrebbe risultare difficile da realizzare. La Spd, all'interno della quale conviveva già prima del voto una forte ala contraria all'inciucio, potrebbe essere ora ancora meno interessata nel timore di venire schiacciata da una Cdu trionfante. Alle scorse elezioni, dopo quattro anni di alleanza al governo con la Cdu-Csu della Merkel, la Spd incassò il suo peggior risultato (23%) e teme ora che, se accettasse di nuovo di fare l’alleato junior in un nuovo governo Merkel, la batosta alle urne la prossima volta sarebbe ancora più sonora. Per lo sfidante Peter Steinbrueck la conquista di quasi tre punti per il partito può essere considerata un successo, ma l’obiettivo di di formare un governo rosso-verde è sfumato anche per colpa del calo dei Verdi con con l’8,3% perdono circa quasi tre punti. Oltre a quella nero-rossa, fra Cdu-Csu e Spd, un’altra coalizione avrebbe un’ampia maggioranza per governare: quella nero-verde con i Gruenen, ma al momento non viene presa molto in considerazione. Incassata la vittoria la cancelliera ha assicurato che, ratificati i risultati definitivi, saranno avviati colloqui per sondare le possibilità di alleanze ma di non avere timori sulla possibilità di formare un governo stabile.