I duè marò restano in India ma il governo del Prof esulta

Grazie, prof. Monti. Il suo generoso sa­crificio per l’Italia sta diven­tando proverbiale. Il casò marò fallimento diplomatico senza precedenti

I marò italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre
I marò italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

Grazie, professor Monti. Il suo generoso e inarrestabile sa­crificio per l’Italia sta diven­tando proverbiale. Dopo la stangata fiscale, la recessione economica e il disastro occupazionale ci dona pu­re un fallimento diplomatico senza precedenti: il caso marò. La vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti illegalmente in In­dia, si è trasformato in una farsa, che infanga l’immagine internazionale del nostro Paese e causa nuove soffe­renze alle famiglie dei nostri milita­ri. Dopo quasi un anno di prigionia, in barba a leggi e convenzioni inter­nazionali, i due fucilieri del San Mar­co son­o stati condannati a restare an­cora in India, in attesa che si costitui­sca un tribunale speciale per giudi­carli. Visti i tempi della giustizia locale, e del rispetto che hanno finora dimostrato per l’Italia, nessuno è in grado di dire quando sarà scritta la parola «fine». Tantomeno Palazzo Chigi, la cui azione per liberare i marò si è dimostrata inefficace oltre che lenta.

Il nostro governo adesso ha pure il coraggio di esultare e di affermare che la sentenza della Corte suprema indiana è «un passo avanti».

Senza pudore. Come se non bastasse, Monti ha sostenuto che «l’Alta Corte ha riconosciuto che i fatti avvennero in acque internazionali e che la giurisdizione non era della magistratura locale del Kerala. La decisione incoraggia...». Ma su quale pianeta sono sbarcati questi alieni? Credono di prenderci per i fondelli raccontando mezza verità?

Volete conoscere le omissioni di Palazzo Chigi?
Eccole: i giudici del Kerala non sono competenti perché la giurisdizione è di Nuova Delhi, e non dello Stato italiano, come invece si potrebbe leggere tra le ottimistiche righe vergate dal presidente del Consiglio. Il risultato?

Saranno giudicati in India. La novità? La sede del tribunale è in un’altra città. La beffa? Il processo riparte da zero.

Ecco il «passo avanti» strombazzato dal nostro governo, con tanto di lodi e corone d’alloro per i giudici protagonisti di un verdetto inaccettabile. Se c’è un colpevole in questa vicenda di certo non sono i marò, i quali sono gli unici ad aver mantenuto la parola data.

Chi ha mancato è l’esecutivo Monti, il quale, dal ministro degli Esteri a quello della Difesa, ha sempre sostenuto che la sentenza della Corte suprema indiana sarebbe stata la linea del Piave.

Ahimè, più che il Piave è una Caporetto. Con dei novelli Badoglio e Cadorna da ringraziare. Sì, grazie professor Monti per il prestigio internazionale riconquistato. Ne vediamo i succosi frutti. Per fortuna che tra un mese potremo dirle addio.

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