I filorussi non si adeguano: l'accordo di Ginevra traballa

Divergenze sul disarmo delle milizie: Mosca vuole quello degli estremisti di destra ma Kiev insiste su quello dei separatisti dell'Est. Che rifiutano di far marcia indietro

I filorussi non si adeguano: l'accordo di Ginevra traballa

Gli insorti filorussi non hanno intenzione di abbandonare le armi e gli edifici pubblici occupati nell'Ucraina orientale. Il giorno dopo il vertice di Ginevra, l'accordo diplomatico fra Russia, Usa, Ucraina ed Unione Europea per la pacificazione rischia di rimanere lettera morta. Nonostante da Kiev arrivino segnali politici concilianti su maggiore autonomia alle regioni orientali ed uno «status speciale» alla lingua russa.

I separatisti della repubblica di Donetsk si ritengono svincolati dall'accordo perché «non l'abbiamo firmato noi» sostiene Alexander Gnezdilov, uno dei leader della rivolta. Il vice comandante dei paramilitari filorussi, Serghiei Tsipliakov, ha spiegato che non abbasseranno le armi fino a quando «non sarà concesso il referendum sulla status delle regioni di Donetsk e Lugansk». Roccheforti filo Mosca che formalmente chiedono maggiore autonomia, ma potrebbero puntare anche all'annessione alla Russia, come la Crimea. Gli insorti vogliono le dimissioni del governo provvisorio a Kiev bollato come «illegale». Un'altra condizione è il disarmo dei gruppi nazionalisti armati, come Pravy Sektor, che hanno rovesciato il precedente regime con la rivolta di Maidan.
Su questo punto insiste anche il governo russo. «Quando parliamo di disarmo in Ucraina - ha sottolineato il ministero degli Esteri - riguarda prima di tutto le armi di Pravy Sektor». Per Kiev, invece, la priorità è il disarmo dei paramilitari che sventolano la bandiera di Mosca nell'Est del Paese.

Non caso l'operazione militare contro gli insorti «prosegue e la durata dipenderà da quando i terroristi lasceranno il territorio», sostiene Marina Ostapenko, portavoce dei servizi segreti di Kiev.

Nella notte fra giovedì e venerdì i paracadutisti ucraini hanno spazzato via un posto di blocco nel villaggio di Serghiivka. Fra i filorussi ci sarebbero diversi feriti. Il posto di blocco si trovava a 17 chilometri da Kramatorsk dove è accampato il grosso delle forze ucraine inviate da Kiev. I servizi segreti avrebbero ripreso il controllo di una stazione tv occupata dai filorussi, ma nei grossi centri dove sono state innalzate le barricate la situazione è di stallo.

L'imminente Pasqua, che coincide per cattolici ed ortodossi, è l'occasione per una tregua non scritta. La stessa portavoce dei servizi conferma che in occasione delle festività l'operazione militare «non è in una fase attiva». Nel frattempo l'Ucraina ha respinto alle frontiere 150 cittadini russi in meno di 24 ore ed i militari di Kiev stanno cominciando a scavare un fossato al confine.

Sul piano politico il premier ucraino ad interim Arseny Yatseniuk in un discorso congiunto alla nazione con il capo dello Stato ha promesso decentramento all'Est e la salvaguardia della lingua russa. Il problema è che ci vorranno almeno sei mesi per emendare la Costituzione ed arrivare ad un referendum sul federalismo.

«Noi europei diciamo senza fraintendimenti che se Mosca continuerà a destabilizzare (l'Ucraina) attiveremo il terzo livello di sanzioni» ha sostenuto il ministro della Difesa tedesca, Ursula von der Leyen. In Germania, però, il consiglio economico della Cdu, il partito del cancelliere Angela Merkel, ha criticato duramente l'atteggiamento di Bruxelles nei confronti di Mosca. «La politica russa negli ultimi 25 anni è molto chiara sull'espansione di Ue e Nato - ha spiegato Kurt Lauk, presidente del consiglio -: Mosca ha detto sì alla Polonia, all'Ungheria e persino ai Paesi baltici. Però ha anche aggiunto: per favore non oltre. Negli sviluppi in Ucraina ciò è stato ignorato».

Nell'ottica della nuova guerra fredda l'orso russo ha deciso di trincerarsi anche in Estremo Oriente dove costruirà ulteriori strutture militari sulle isole Curili contese con il Giappone alleato degli americani.

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