L'euro presidente? "Un ubriacone, fa colazione col cognac"

Il tabloid inglese Mail on Sunday picchia duro su Juncker: "Le sue sbornie non sono un segreto"

L'euro presidente? "Un ubriacone, fa colazione col cognac"

«Al mio segnale scatenate il fango». David Cameron non sarà un gladiatore, ma la macchina del melma innescata dalla stampa d'oltremanica ha poco da invidiare agli onagri romani. E il barbaro «incenerito» rischia, con grande disappunto dell'« Angela custode» Merkel di non rialzarsi più. Anche se, diciamolo, immaginarsi un Jean Claude Juncker in piedi sulle proprie gambe è, ormai, poco più d'una barzelletta. «Lo sanno tutti il signor Juncker si scola cognac a colazione». Così titolavano ieri i simpaticoni inglesi del Mail on Sunday citando le indiscrezioni di un diplomatico europeo. Ma l'amabile citazione è solo la classica goccia capace di far traboccare il bicchiere. L'ultima spennellata di poltiglia su un'immagine già deturpata dalle chiacchiere sul quell'irrefrenabile amore per la bottiglia.
Ma forse il vero scandalo, o la vera barzelletta, non è che Juncker inzuppi pane e marmellata nel brandy, ma che la Cdu dell'inflessibile Angela Merkel abbia convinto i partiti popolari europei a scegliere lui come candidato alla Presidenza della Commissione Europea. E lo abbia fatto conoscendone il «vizietto». Perché se lo scoop sul cognac al posto del caffelatte vale la prima pagina tutto il resto era risaputo. E da ben prima del 6 marzo quando Merkel e compagnia approfittarono del Congresso dei Popolari europei di Dublino per imporre il fido Juncker come candidato ideale. Prendiamo l'edificante resoconto dell'incontro tra Juncker e Marco Mille, capo dei servizi segreti del Lussemburgo, durante lo scandalo che costringerà Juncker a dimettersi da premier del Granducato. «Verso sera c'incontrammo nell'ufficio (di Junckers)... nell'aria c'era odore di mozziconi di sigaretta e un'indistinguibile puzza di alcool. Juncker si alzò dalla scrivania barcollando... era ubriaco fradicio». Il resoconto ripreso dal Mail on Sunday usciì già a dicembre. Molto prima, cioè, della scelta di Juncker come candidato. E le dichiarazioni del ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijssebloem, secondo cui il suo predecessore alla testa dell'Eurogruppo è «un fumatore e un bevitore incallito» risalgono agli inizi di gennaio. L'articolo di Der Spiegel «Achtung, Alkoholkontrolle!» («Attenzione controlli alcolici»), ripreso dal quotidiano inglese, è infine del 2 febbraio.
Un articolo difficilmente sfuggito ad Angela Merkel e ai vertici della Cdu alle prese, al tempo, con la preparazione del congresso di Dublino del 6 marzo. Ma, in fondo, per evitare di affidarsi ad un rottame politico come Jean Claude Juncker alla vigilia di un'elezione minacciata dall'ascesa degli euroscettici non erano necessarie neppure le indiscrezioni su quelle tristi e solitarie sbronze. Sarebbe bastato il curriculum ufficiale di un Juncker messo, disgraziati noi, alla testa dell'Eurogruppo all'apice della crisi dell'Euro. Uno Juncker che ha sottoscritto e sostenuto tutte le più nefaste ricette sull'austerità e sul «fiscal compact». Un politico definito un «signore della menzogna» dalla Suddeutsche Zeitung quando negò che i ministri delle finanze europei, da lui convocati, discutessero la possibile espulsione della Grecia dalla moneta unica. Anche allora nulla di nuovo sotto il sole perché Juncker aveva ammesso da tempo la propria amabile propensione alla menzogna. Nel maggio del 2011 raccontò, rivolgendosi ai federalisti del Movimento Europeo, di esser spesso «costretto a mentire» spiegando che le politiche monetarie europee dovrebbero, in verità, esser affrontate in «incontri segreti» lontani dagli occhi dell'opinione pubblica. Ma forse proprio per questo la Merkel e la Cdu puntano su di lui. Un rottame politico schiavo dell'alcool e delle proprie menzogne è, in fondo, l'uomo migliore per guidare la Commissione Europea. Perché, di certo, nessuno è più controllabile di lui.

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