Milizie cristiane in campo in Siria

Volontari anche dall'Europa per combattere contro i fanatici dell'islam e i governativi di Assad

Milizia cristiana Sutoro in addestramento in Siria
Milizia cristiana Sutoro in addestramento in Siria

Una croce tatuata sul braccio e kalashnikov a tracolla sono il simbolo dei cristiani che in Siria si difendono, armi in pugno. Da una parte e dall'altra della guerra civile hanno un nemico comune: gli estremisti islamici ispirati da Al Qaida, che vogliono far nascere un Califfato e cancellare la presenza millenaria di Cristo.
Lo scorso anno, nella provincia nord orientale siriana di Al Hasakah, controllata in gran parte dai ribelli, è nato il Sutoro, una milizia che prende il nome da un'antica preghiera in aramaico, la lingua parlata da Gesù. Si oppongono agli estremisti di Al Qaida, ma pure ai governativi.

Non solo: dall'Europa sono partiti per la Siria dei volontari cristiani pronti a combattere per proteggere le loro comunità a rischio di estinzione. Una ventina di giovani con il passaporto tedesco, svizzero o svedese di origini cristiane siriache. Uno di loro, Johan Cosar, ex sergente dell'esercito elvetico, che parla perfettamente italiano, viveva a Locarno, nel Canton Ticino. Ufficialmente si trova in Siria da oltre un anno per documentare le sofferenze dei cristiani, ma in realtà ha addestrato le reclute del Sutoro. Anche dall'Italia ci sarebbero dei volontari pronti a partire.

Nella caserma di Qamishli, nel nord della Siria, i giovani miliziani sfilano sotto la bandiera bianca con l'aquila ed una croce rossa in mezzo, che ricorda una stella. Un ragazzo tarchiato, in maglione nero e capelli a spazzola ostenta il crocefisso attorno al collo. «In Medio Oriente abbiamo già patito due genocidi e quello in Siria potrebbe essere il terzo. Europei ed americani non ci aiutano. Basta scappare. Le nostre comunità si sono organizzate per difendersi e combattere contro gli estremisti di Al Qaida» spiega Ladhu Obil. Da Bruxelles guida l'Unione europea siriaca, il cartello formato da una dozzina di associazioni dei cristiani emigrati in Europa dal Medio Oriente. Da poco più di un mese il Sutoro combatte assieme ai curdi contro i ribelli islamici, che vogliono applicare la sharia talebana e spazzar via le formazioni più moderate.
Besim Atbalgim del Centro culturale mesopotamico di Locarno conferma che «una decina, forse una ventina di giovani» partiti dall'Europa «stanno difendendo il popolo cristiano in Siria. Quando torneranno a casa non vogliamo che vengano trattati come mercenari».

I cristiani in armi volevano partecipare a Ginevra 2, la conferenza di pace sulla Siria, ma l'Onu ha fatto orecchie da mercante. Da oggi a Montreux si incontreranno i governativi di Assad e i ribelli più moderati assieme a Russia, Stati Uniti e gli amici del Paese travolto da tre anni di sanguinosa guerra civile, come l'Italia. L'obiettivo è pattuire tregue locali e aprire corridoi umanitari per arrivare in futuro ad un governo di transizione e a libere elezioni.
Sul terreno si contano oltre 130mila morti e 2 milioni e mezzo di profughi scappati della Siria, compresi 200mila cristiani. I vescovi siriani sono contrari all'uso delle armi, ma diverse comunità stanno combattendo per sopravvivere. Gli armeni hanno imbracciato per primi il kalashnikov ad Aleppo. Sul fronte governativo della barricata a Saidnaya, non lontana da Damasco, la milizia locale è composta da cristiani.
«Fai il segno della croce e non ti accadrà nulla. La Madonna ci protegge» sussurrava un miliziano con il rosario al collo e kalashnikov a tracolla all'ingresso di Maalula, la piccola perla dove si parla ancora l'aramaico, attaccata lo scorso settembre dai ribelli filoqaidisti.

In Siria vivevano due milioni di cristiani, prima del conflitto. Ai funerali delle vittime della guerra civile, nel fumo dell'incenso, le donne in nero alzano un cartello scritto in rosso sangue: «Dio benedica la Siria».
(ha collaborato Romano Bianchi)

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