Svezia Più vandalismo che protesta

Svezia Più vandalismo che protesta

Stoccolma Somiglia sinistramente a quella dell'estate 2011 a Londra e a quelle precedenti nelle banleieues francesi la «rivolta delle periferie» che sta trasformando in un caos generale la solitamente tranquilla città di Stoccolma. Esplosa cinque notti fa nel quartiere di Hubsy, abitato in prevalenza da immigrati spesso senza lavoro, dopo l'uccisione da parte della polizia di un anziano che aveva minacciato un agente con un machete, la rivolta è presto degenerata in gravi vandalismi estesi a numerosi quartieri della capitale svedese, ai quali partecipano persone della più varia estrazione sociale e provenienza. Molti di loro sono «professionisti del caos» di matrice anarchica. I pompieri sono dovuti intervenire in centinaia di casi per domare incendi di auto, negozi, cassonetti della spazzatura e ieri notte addirittura di un ristorante. Sassaiole hanno preso a bersaglio caserme della polizia. Il caos nelle periferie fa vacillare il mito dell'integrazione in un Paese come la Svezia dove gli immigrati stranieri costituiscono ormai il 15% della popolazione e dove è in crescita soprattutto nelle generazioni più giovani il rifiuto di una politica che ha incoraggiato con motivazioni umanitarie l'enorme afflusso di immigrati da Paesi diversissimi, molti dei quali musulmani.

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