Parla Rima Hassan e ora fa la vittima. Fermata ieri a Parigi con l’accusa di apologia del terrorismo, l’europarlamentare de La France Insoumise (LFI) ha dichiarato di considerarsi vittima di una vera "molestie giudiziarie e politiche". Durante una conferenza stampa, la Hassan ha affermato di essere "oggetto di una reale persecuzione giudiziaria e politica a causa delle mie opinioni".
Ma non solo. L’europarlamentare di origine franco-palestinese ha aggiunto che "il timing di questa dinamica di è cominciato non appena sono entrata in politica" e "da allora non ha smesso". La politica - fermata nell’ambito di un’indagine su un post pubblicato su X che avrebbe fatto riferimento a uno degli autori dell’attentato del 1972 all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv - ha inoltre respinto le accuse secondo cui al momento del fermo avrebbe avuto sostanze stupefacenti nella borsa, precisando che si trattava esclusivamente di CBD, derivato della cannabis legale in Francia.
Sulla vicenda è intervenuto anche il suo legale Vincent Brengarth, che ha definito il fermo "del tutto illegale". Secondo l’avvocato, si sarebbe trattato di una "procedura deviata in flagranza da parte della procura", adottata per procedere al fermo senza dover richiedere la revoca dell’immunità parlamentare dell’eurodeputata. Il legale ha parlato inoltre di "Un raggiro di straordinaria gravità".
In base alle norme che regolano il Parlamento europeo, i deputati godono dell’immunità per le opinioni espresse e i voti esercitati durante il mandato e non possono essere oggetto di ricerca, detenzione o procedimenti giudiziari per tali motivi. Tuttavia, le autorità nazionali possono intervenire nei limiti previsti dalle rispettive legislazioni.
Nel caso in cui venga presentata una richiesta di revoca dell’immunità, questa deve provenire da autorità nazionali competenti - come procure o tribunali - e diventa formale con l’annuncio in seduta plenaria da parte della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.