Europa

Anche l'Ue ha un inviato per la libertà religiosa: l'Italia detta la linea

Un ex diplomatico belga sarà il nuovo inviato Ue per la libertà religiosa: il suo curriculum di peso lascia sperare che al tema sia data maggiore attenzione

L'Ue ha un inviato per la libertà religiosa: l'Italia detta la linea

Frans von Daele, ex diplomatico e alto funzionario belga classe 1947, sarà il nuovo inviato speciale dell'Unione Europea per la libertà religiosa e di credo. In un comunicato la Commissione Europea ne ha ufficializzato la nomina spiegando che von Daele sarà incaricato "di guidare il dialogo della Commissione con le Chiese, le associazioni o comunità religiose, nonché con organizzazioni filosofiche e non confessionali” fuori dai confini comunitari.

Il curriculum di peso del nuovo inviato

La libertà di credo entra con forza nell'agenda di politica estera dell'Unione Europea, che spesso dalla Siria al Myanmar ha messo il tema della persecuzione religiosa, ai danni dei cristiani ma non solo, in secondo piano nell'ampia galassia dei diritti umani per cui l'Europa si batte. La libertà di culto, diretta conseguenza della libertà di pensiero, è a tutti gli effetti un'ideazione culturale del Vecchio Continente e per la sua promozione ora Bruxelles individua una figura apposita dopo un vuoto di ben sei mesi.

Una svolta che vede investito del ruolo von Daele, feluca vecchio stampo con un curriculum di spessore: entrato in diplomazia nel 1971, più volte in servizio in Europa e negli Usa, è stato vice rappresentante permanente della missione belga presso le Nazioni Unite a New York tra il 1989 e il 1993 e rappresentante supplente presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, di cui il Belgio è stato membro non permanente nel 1991-92. Ha poi guidato l'ambasciata belga presso l'Unione Europea (1997-2002), negli Usa (2002-2006) e presso la Nato (2007-2009) ed è stato capo di gabinetto del presidente del Consiglio Europeo Herman van Roumpuy (2009-2012) e della casa reale belga (2013-2017).

L'Europa e la libertà religiosa

Una figura di spessore, dunque, per un ruolo importante che deve unire attivamente le democrazie occidentali. "L’incarico di inviato speciale per la libertà religiosa è stato delineato dall’Unione Europea nel 2016, dopo il conferimento del Premio Carlo Magno a Papa Francesco", nota Aci Stampa. Ma al contrario di quanto avviene negli Stati Uniti la carica in Europa è stata spesso snobbata dalle alte sfere decisionali di Bruxelles. Washington, invece, si è mossa in continuità negli ultimi anni: "Dopo l’esperienza di Sam Brownback nel corso dell’amministrazione Trump, il presidente Biden negli USA ha nominato Rashad Hussain come ambassador-at-large per la libertà religiosa, mentre da tempo il Canada aveva abolito la posizione. Ce lo ha invece la Slovacchia, che lo ha nominato poco prima dell’arrivo di Papa Francesco in visita lo scorso settembre nella persona di Anna Záborská, mostrando una particolare sensibilità al tema".

Il primo inviato europeo per la libertà religiosa, nominato da Jean-Claude Juncker, fu proprio uno slovacco, Jan Figel, commissario responsabile per l'Istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù nel periodo 2004-2009. L'ultimo inviato speciale era stato il cipriota Christos Stylianides, dopo il quale la carica era rimasta vacante.

L'Ungheria di Viktor Orban ha invece nel suo governo Tristan Azbej, Segretario di Stato per l’aiuto ai cristiani perseguitati che, ricorda East Journal, ha un obiettivo di proiezione all'estero e un fine identitario: "Il governo ungherese ha infatti istituito tra il 2016 e il 2017 la funzione di Segretario di Stato per l’aiuto ai cristiani perseguitati e per il programma “Hungary Helps”, con l’obiettivo, appunto, di fornire assistenza alle comunità cristiane nel mondo attraverso i fondi di “Hungary Helps”."

Le prospettive dell'Italia

Recentemente, anche l’Italia si è dotata di un inviato speciale per la libertà religiosa, nella persona di Andrea Benzo. Ma da tempo spingeva per una più attiva presenza in materia: la figura dell'inviato speciale per la libertà religiosa è stata per la prima volta pensata nel 2018, quando in legge di bilancio su iniziativa dell'onorevole Paolo Formentini, membro della Lega e oggi vicepresidente della Commissione Esteri di Montecitorio, fu stanziato un fondo per la difesa dei cristiani perseguitati a cui associazioni come Aiuto alla Chiesa che Soffre attribuirono un ruolo importante nel rinforzare l'azione di Roma in materia. Il fatto che nel governo Meloni proprio l'ex presidente di Acs Italia, Alfredo Mantovano, sia entrato come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio rafforza la presenza italiana sul campo. Che può essere una sponda per l'Europa intera.

Forte della sua cultura, della sua identità, della profondità delle sue radici cristiane l'Europa può e deve giocare un ruolo sul tema della promozione della libertà religiosa, oggi anche sostenuta attivamente dal Vaticano, dagli Stati Uniti e da Israele nello spirito degli Accordi di Abramo siglati nel 2020 alla Casa Bianca.

La nomina di una figura come von Daele può aiutare molto secondo Carlo Fidanza, eurodeputato di Fratelli d'Italia: copresidente dell'Intergruppo per la libertà religiosa del Parlamento europeo, Fidanza ha parlato oggi come unico relatore italiano al "Summit globale sugli Accordi di Abramo" organizzato a Roma dall'onorevole israeliano Danny Danon. "Al nuovo Inviato il compito di riprendere con forza e con urgenza un lavoro interrotto da troppo tempo: stabilire un dialogo con le autorità nazionali nei paesi dove le persone subiscono discriminazioni, sostenere il dialogo interreligioso e attuare misure per contrastare la radicalizzazione e prevenire l’estremismo fondato sulla religione", ha dichiarato Fidanza. E ancora, punto cruciale, "esercitare il soft power dell'Ue in modo che tutti gli accordi commerciali o di cooperazione contengano al loro interno condizioni vincolanti che impegnino i Paesi terzi a rispettare e difendere la libertà religiosa”. Sicurezza religiosa implica sicurezza sociale, e non a caso gli Accordi di Abramo hanno raggiunto l'obiettivo di "perseguire una visione di pace, sicurezza e prosperità nel Medio Oriente allargato, partendo dal riconoscimento del diritto all'esistenza e alla sicurezza dello Stato di Israele" e della presenza degli ebrei e della loro religione a fianco della cultura cristiana e di quella musulmana. L'Italia e il suo governo sono in prima linea per difendere questo obiettivo e per promuoverne l'effettività in Europa. Se dopo aver scelto l'uomo giusto l'Ue saprà anche dare a von Daele risorse e poteri per organizzare politiche attive a favore della libertà religiosa l'Ue avrà una nuova freccia di peso al proprio arco diplomatico.

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