Il lobbista striglia l'Ue: "Così si evitano nuovi Qatargate"

Alessandro Bertoldi, presidente di Confassociazioni Public Affairs, parla del lavoro dei lobbisti e spiega che solo una regolamentazione del settore può evitare nuovi Qatargate

Il lobbista striglia l'Ue: "Così si evitano nuovi Qatargate"

“Ciò che un mio collaboratore mi spiega in tre giorni, un lobbista me lo spiega in tre minuti”. Alessandro Bertoldi, presidente di Confassociazioni Public Affairs, organizzazione che rappresenta anche i rappresentanti d’interessi italiani, ama citare JFK Kennedy quando parla della sua professione.

Ma, esattamente, in cosa consiste il lavoro dei lobbisti?

Noi siamo dei semplificatori, troviamo cioè le migliori chiavi di lettura dal punto di vista comunicativo e delle analisi per far interagire le aziende o le varie categorie professionali per portare avanti i loro interessi, ovviamente sempre nel rispetto della legge. Interloquiamo con chi prende le decisioni e aiutiamo le aziende che si sentono svantaggiate a crescere.

In Italia esiste una regolamentazione della professione?

"No. Dal 2017, alla Camera dei deputati, l’unico luogo istituzionale in cui esiste un registro dei rappresentanti di interessi a cui io sono iscritto sin dall’inizio. È sufficiente dichiarare di quali interessi si vogliono rappresentare per interfacciarsi con i deputati, cercando di portare avanti determinate iniziative e proposte".

Che differenza c’è tra voi e i lobbisti del Qatar?

C’è una differenza sostanziale. Loro sono i cosiddetti affaristi e fungono da intermediari di denaro e praticamente portano avanti gli interessi che li paga affinché loro paghino il decisore. E questa è la differenza se tra la legalità e l’illegalità. Noi, a differenza degli affaristi, avremmo fatto un’attività di per convincere i decisori della bontà dei progetti dei nostri clienti. Siamo il miglior antidoto alla corruzione tant’è vero che nell’indagine sul Qatar non è coinvolto nessun lobbista professionista".

Cosa pensa degli ex politici che fanno i lobbisti?

"Gli ex politici che decidono di fare i lobbisti, in linea di principio, non commettono dei reati, ma è inopportuno che chi è stato dall’altra parte si trasformi in colui che convince i suoi ex colleghi a prendere una determinata decisione. È in questi casi che si annida la corruttela. Laddove ci sono delle leggi sulle lobby vi è un periodo in cui un ex parlamentare non può svolgere la professione di lobbista. In Italia gli ex deputati per due anni non ci può iscrivere al registro, ma può comunque esercitare quest’attività ed è per questo che noi chiediamo che venga approvata una legge quadro per regolamentare il settore delle lobby. Anche le grandi aziende dovrebbero sempre esternalizzare quest’attività perché è la garanzia che il lobbista sia anche psicologicamente libero e terzo rispetto agli interessi che deve curare".

Quali anticorpi può introdurre l’Ue per evitare un nuovo Qatargate?

"L’Ue può fare diverse cose. Anzitutto, una legislazione più efficace perché ci sono sia le Ong sia gli Stati che non sono tenute a iscriversi ad alcun registro. Ritengo che la regolamentazione debba riguardare tutti, ad eccezione dei diplomatici che sono già riconoscibili. Poi ci deve essere una maggiore attività di controllo anche perché è strano che, improvvisamente, delle forze politiche che hanno sempre difeso i diritti umani si facciano portatori di interessi di Paesi come il Qatar dove oltretutto si sono tenuti i Mondiali".

Lei è anche presidente nazionale dell’Alleanza per Israele. Che risvolti avrà il Qatargate per il Medio-Oriente?

"Uno dei più danneggiati è Israele, ma anche il Bahrein e gli Emirati, cioè i Paesi dei patti di Abramo.

Questa vicenda ha avuto e avrà più conseguenze di quanto ci immaginiamo. Tutte le risoluzioni di condanna dell’Europarlamento contro gli Emirati sono state sicuramente influenzate in più occasioni da questo gruppo di potere”.

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