"La mia patria è il Tirolo, sogno il referendum per dire addio all'Italia"

Ha lasciato la politica per curare il marito malato. Ma resta la "pasionaria" dei tedeschi dell'Alto Adige

"La mia patria è il Tirolo, sogno il referendum per dire addio all'Italia"

Esci dal parcheggio e la prima cosa che noti sulla piazza, che ti si apre davanti, non è la statua del leggendario re Laurino. Ma quella treccia che ci attende. Lunga un metro e forse più, che spunta da dietro la sua nuca. Da sempre. O, perlomeno, dal 1952, da quando suo padre, Georg, la rapò a zero e lei decise che non si sarebbe mai più fatta tagliare i capelli. Un'icona, quella treccia di Eva Klotz, la pasionaria dell'Alto Adige. Alto Adige, che, qui, dal suo versante dell'interpretazione ideologica, politica e sentimentale, si pronuncia solo e semplicemente Sud Tirolo. Fa strano passeggiare per Bolzano con la "nuova" Eva Klotz. Perché lei, "la nuova", sembra la Eva di sempre. Bicicletta per mano, un buongiorno o un Gruss Gott ogni, diciamo, dieci-quindici metri (ma sono più i Gruss Gott che i buongiorno) e la voglia di far valere le proprie ragioni che sono sempre state frutto di iniziative radicali.

Come la scelta che ha compiuto, nello scorso dicembre, di lasciare l'aula del consiglio provinciale per fare la moglie a tempo pieno. Per occuparsi con premura e dedizione di suo marito Hans, 78 anni, colpito da una malattia degenerativa. "Ho messo un punto fermo. Dopo 31 anni di politica attiva, sono uscita da quell'aula senza voltarmi indietro. Perché io sono sempre stata così: voglio fare bene una sola cosa alla volta e, d'ora in poi, ciò che voglio fare bene è assistere mio marito, perché solo così potrò aiutarlo a riprendersi. Pensi che in 31 anni ho presenziato al 98 per cento delle sedute. Ho scritto buona parte della mia vita politica dentro quelle pareti. Eppure mi sta accadendo esattamente ciò che mi è accaduto quando ho lasciato l'insegnamento e mi sono data alla politica: dopo averci dormito sopra una notte ero sicura di aver fatto la scelta giusta".

Eva Klotz e la sua lunga treccia, Eva Klotz e i suoi 64 anni portati con la grinta di una ventenne. Trentun anni di battaglie e di provocazioni politiche che le sono costate cinque processi. L'ultimo, per vilipendio alla bandiera italiana, non si è ancora concluso con una sentenza definitiva. Nel suo percorso politico, cominciato nel 1983, ci sono divorzi aspri e operazioni consensuali. Con la Südtiroler Volkspartei, poi con l'Heimatbund, poi ancora col passaggio all'Union für Südtirol dopodiché e dopo aver nel frattempo mandato a quel paese amici, ex amici e avversari politici come Magnago, Benedikter, Riz e Volgger ecco la sua personalissima creazione: la Süd-Tiroler Freiheit, (Libertà Sud-Tirolese) il movimento popolare indipendentista che ha fondato l'11 maggio del 2007. Obbiettivo del movimento, quello di sempre: la separazione dell'Alto Adige dall'Italia. Quell'anelito indipendentista per il quale suo padre Georg Klotz, meglio conosciuto come il "martellatore della Val Passiria", fece saltare tralicci e simboli italiani, venne condannato in contumacia a complessivi 52 anni di carcere, innescando la miccia più eclatante nella notte fra l'11 e il 12 giugno del 1961, passata alla storia come la "Notte dei fuochi" in cui i separatisti misero a segno 37 attentati.

Un irriducibile, Georg Klotz, che poi si diede alla macchia, ingaggiando conflitti a fuoco con le forze dell'ordine, fino a morire per un attacco di cuore, esule in Austria, a 56 anni. Adesso viene da chiedersi e da chiederle se quella ragazzina che la pensava esattamente come suo padre e che è andata in giro a piantare ad ogni valico e sentiero di montagna cartelli bianco-rossi con la scritta "Süd-Tirol ist nicht Italien!" cioè, "L'Alto Adige non è Italia", la pensa ancora così e rifarebbe tutto ciò che ha combinato pur di raggiungere il suo scopo. Ne vale e ne valeva la pena? Sì, certo che ne valeva e ne vale la pena, ripete con lei una sua fan, la classica Frau, magari Gertrud o magari Emma di queste zone. E una conferma la troviamo, entrando con Eva nella sede di Süd-Tiroler Freiheit, proprio sopra i portici che attraversano il cuore di Bolzano. Eccolo qui il cartello «Süd-Tirol ist nicht Italien!» che troneggia al centro della parete più grande.

"Sicuramente rifarei tutto. E chi, ancora oggi, viene qui da colonialista e imperialista credendo di appartenere ad una specie eletta perché italiano si sbaglia di grosso. Con questo genere di persone io non posso e non potrò mai aver alcun tipo di rapporto». E la storia della bandiera italiana preceduta da una scopa, per la quale è stata processata per vilipendio? La scopa in quel manifesto l'avevamo messa fra la bandiera del Tirolo e quella dell'Italia. Nessuna intenzione di offendere, ma solo quella di mettere un punto fermo fra due identità". E quel rimbrotto pesante rivolto ai commentatori televisivi, durante i mondiali di biathlon sulla celebre pista da fondo di Rasun Anterselva, peraltro frequentata anche da molti italiani che qui sfrecciano, con il loro passo alternato, come la mettiamo? "È scoppiato un casino perché i giornalisti hanno sbagliato, avevano definito italiani gli atleti altoatesini in gara e invece io ho ricordato che avrebbero dovuto dire sud-tirolesi. Perché un conto è l'appartenenza allo Stato italiano, un conto è il riconoscersi nella Nazione Italia e noi, nella Nazione Italia non ci riconosciamo, perché con la vostra identità non abbiamo niente in comune".

Resta il fatto che il passaggio, dalla prima alla seconda fila della politica, non sembra aver turbato particolarmente la «nuova» Eva Klotz. Che somiglia sempre e comunque alla Eva di prima. "Ho preso una decisione richtig und wichtig , giusta e importante, come diciamo noi in tedesco, e quindi non ho il minimo rimpianto. Come si deve tenere la testa alta e la schiena dritta e non ci si deve piegare quando si lotta per degli ideali. Se hanno bisogno di me i miei tre giovani colleghi di partito che siedono in Consiglio sanno dove trovarmi. Ma io non voglio interferire nelle loro scelte né condizionare il loro voto in aula. Ci sono tempi e modi diversi per far valere le proprie ragioni. Oggi non c'è più bisogno di fare attentati per attirare l'attenzione del mondo sul Sud-Tirolo. Io sono convinta che arriveremo al referendum sull'autodeterminazione e questa terra andrà con l'Austria o diventerà uno Stato sovrano".

Scusi, signora Klotz, ci sarebbe anche l'Europa con cui fare i conti. "La mia idea è quella di una Europa come federazione di Stati. Un'Europa che comunitariamente organizzi solo la difesa, abbia una moneta unica e coordini il commercio con gli altri continenti. Quindi sì all'euro, ma via libera al formarsi di regioni, magari anche grandi regioni alpine, che si amministrino da sole, come succede in Svizzera o nelle terre dove il federalismo e la sussidiarietà hanno trovato terreno fertile e realizzazione concreta. Ci lascino fare questo referendum sull'autodeterminazione e poi vedremo dove il Sud-Tirolo vuole andare. Non è un'ossessione la mia, è soltanto logica. Lei la definisce utopia? Si ricordi che le utopie di oggi sono le realtà di domani. È sempre cominciato tutto così. Il mio compito è sempre stato quello di tenere acceso il fuoco dell'autodeterminazione. Nelle città questo sentimento si è forse affievolito. Ma fuori, nelle vallate, questa spinta c'è, perché nel mio movimento ci sono moltissimi giovani. E i nostri candidati alle prossime amministrative sono 130". Chi è stato suo padre? Un eroe, un patriota o una vittima? "No, la parola eroe mi sembra fuori luogo. Direi un patriota e un idealista. Vittima no. Perché ha fatto tutto ciò che ha fatto con lucidità e determinazione".

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