Farmaci e terapie

Lupus eritematoso sistemico, identificato nuovo approccio terapeutico

Gli scienziati vogliono ora individuare anticorpi che, in futuro, potranno rivelarsi essenziali per la creazione di nuove terapie

Lupus eritematoso sistemico, identificato nuovo approccio terapeutico
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Il lupus eritematoso sistemico (LES) è una malattia cronica autoimmune che, in maniera graduale, provoca l'infiammazione di vari distretti corporei. In particolar modo sono maggiormente interessati i polmoni, le articolazioni, le cellule del sangue, la pelle, i reni ed alcuni elementi fondamentali del sistema nervoso. Statistiche alla mano, il tasso di incidenza globale è compreso tra i 20 e i 70 casi ogni 100mila individui. Si registrano maggiori diagnosi tra il sesso femminile (il rapporto con gli uomini è di 9:1) soprattutto nella fascia d'età compresa tra i 15 e i 45 anni.

Il termine lupus deriva dall'omonima parola latina che significa appunto "lupo". Questo perché un tempo i medici solevano paragonare un sintomo della patologia, l'eruzione cutanea del viso, agli effetti prodotti sul volto dal morso dell'animale. Nel lupus eritematoso sistemico lo stato flogistico, come in tutte le patologie autoimmuni, è l'esito dell'anomalia di una serie di anticorpi che aggrediscono le proteine e le altre molecole con sede nel nucleo centrale o nel citoplasma.

Le cause del lupus eritematoso sistemico

Attualmente le cause del lupus eritematoso sistemico non sono note con certezza, tuttavia si ritiene che esso possa essere la conseguenza di una serie di fattori:

  • Genetico-ereditari: gli scienziati hanno posto sotto accusa alcuni geni (BLK, BANK1, CDKN1A, IRF5, ITGAM, PTPN22, STAT4, TNFSF4);
  • Ambientali: esposizione ai raggi UV, stress, carenza di vitamina D, virus (Epstein-Barr, paramixovirus, rosolia), assunzione di alcuni farmaci (ipertensivi, antibiotici, antiepilettici), esposizione alla polvere di silicio;
  • Ormonali: seppur alcune ricerche non ritengano che gli estrogeni siano coinvolti nell'avvento della malattia, si è notato che la sintomatologia peggiora durante la gravidanza o nel periodo premestruale.

Gli studiosi della Weill Cornell Medicine hanno scoperto che, in un certo numero di pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico, i globuli rossi in maturazione non riescono a liberarsi dai loro mitocondri. Questi ultimi sono minuscoli reattori molecolari che convertono l'ossigeno in energia chimica nella maggior parte delle cellule. Tale ritenzione anormale può innescare la cascata di attività immunitaria inappropriata tipica della patologia. La ricerca è stata pubblicata su Cell.

I sintomi del lupus eritematoso sistemico

Le manifestazioni del lupus eritematoso sistemico variano da individuo a individuo e a seconda del distretto corporeo interessato. Abbiamo quindi:

  • Sintomi generali: febbre, perdita di peso, malessere generale, astenia, mancanza di appetito;
  • Sintomi cutanei: eritema a farfalla, fotosensibilità, fenomeno di Raynaud;
  • Sintomi articolari: dolore, gonfiore, rigidità e talvolta deformità delle articolazioni di mani, polsi e ginocchia;
  • Sintomi ematici: anemia, leucopenia, piastrinopenia;
  • Sintomi renali: glomerulonefrite nota come nefrite lupica e possibile insufficienza renale;
  • Sintomi neurologici: mal di testa, problematiche visive, psicosi, convulsioni, epilessia, confusione, perdita della memoria;
  • Sintomi cardiaci: aterosclerosi, pericardite, endocardite, miocardite;
  • Sintomi polmonari: ipertensione polmonare, pleurite, embolia polmonare, polmonite interstiziale.

Il lupus eritematoso sistemico e il targeting del metabolismo del ferro

Gli scienziati del Vanderbilt University Medical Center hanno scoperto che il blocco di un recettore di assorbimento del ferro riduce l'intensità del lupus eritematoso sistemico. Inoltre promuove l'attività delle cellule T regolatorie antinfiammatorie. Lo studio è stato pubblicato su Science Immunology. I trattamenti attuali della malattia mirano a controllare i sintomi, a limitare l'attacco del sistema immunitario ai tessuti e a proteggere gli organi dai danni. Nel 2011 è stato approvato l'unico agente biologico: belimumab.

Al fine di valutare i geni che gestiscono il ferro nelle cellule T, il team ha utilizzato uno schermo di modifica del genoma CRISPR. Si è dunque compreso che il recettore della transferrina era critico per le cellule T infiammatorie e, invece, inibitorio per le cellule T regolatorie antinfiammatorie. Inoltre i ricercatori hanno notato che il recettore della transferrina era maggiormente espresso sulle cellule T di topi inclini al lupus eritematoso sistemico e sulle cellule T dei malati. Ciò si è tradotto in un accumulo di ferro, con conseguente alterazione dei mitocondri e di altre vie di segnalazione.

Tuttavia un anticorpo che blocca il recettore della transferrina, riducendo i livelli di ferro intracellulare, è stato in grado di inibire l'attività infiammatoria delle cellule T. Il trattamento dei roditori inclini al lupus eritematoso sistemico con questo anticorpo non solo ha ridotto la sintomatologia epatica e renale, ma ha altresì incrementato la produzione del fattore antinfiammatorio IL-10. Il prossimo passo degli scienziati sarà quello di approfondire questa scoperta e di individuare altri anticorpi che potrebbero rivelarsi fondamentali per la creazione di nuove terapie.

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