Vaccini per i viaggiatori: quali fare e quando

Oltre al rispetto delle norme igienico sanitarie di base, ai viaggiatori è consigliata anche la vaccinazione in base alla meta da raggiungere e allo stato di salute

Vaccini per i viaggiatori: quali fare e quando

Con l'arrivo della bella stagione torna la voglia di partire e di staccare la spina. Secondo un'analisi condotta dall'Osservatorio EY Future Travel Behaviours, quest'anno l'89% degli italiani ha in programma una vacanza e il 20% di questi desidera raggiungere mete oltre i confini europei. La voglia di avventura deve però essere associata ad una salda conoscenza dei cosiddetti vaccini per i viaggiatori. A questo scopo Sanofi, in collaborazione con SIMVIM (Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni), ha lanciato la campagna di sensibilizzazione "VacciConCura".

Alberto Tomasi, Presidente di SIMVIM, ha dichiarato: «Che si viaggi per lavoro o per vacanza, soprattutto per quanto riguarda le mete più "esotiche", assume grande importanza informarsi con anticipo sui potenziali rischi e sulle patologie presenti nel Paese di destinazione, oltre che sulla possibilità di proteggersi da tali malattie. A questo proposito i vaccini rappresentano un efficace metodo preventivo per molte delle patologie che si possono contrarre in viaggio».

Secondo Tomasi la necessità o la raccomandazione a sottoporsi a tali vaccini va sempre valutata con il proprio medico o presso gli ambulatori della Medicina dei Viaggi. Bisogna tener conto della destinazione, della tipologia di vacanza e delle proprie condizioni di salute. Perché "un viaggiatore ben preparato si godrà di più il viaggio e sarà presto pronto a partire di nuovo".

Prevenire il colera

Il colera è una malattia infettiva acuta provocata dal batterio Gram-negativo Vibrio cholerae che si contrae principalmente attraverso l'ingestione di acqua e/o di cibo contaminati. Attualmente la malattia è endemica in molti Paesi in cui le condizioni igienico sanitarie sono precarie, in particolare Africa, India e Bangladesh. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che siano 3-5 milioni i soggetti infettati in tutto il mondo.

Il periodo di incubazione va da poche ore a cinque giorni. Il sintomo iniziale è la diarrea intensa. Il paziente può perdere oltre un litro di feci liquide all'ora. Queste, per via del colore biancastro e dell'odore tipico, vengono spesso definite "acqua di riso". Alle scariche si associa il vomito, la disidratazione e il dimagrimento. Altre manifestazioni includono tachicardia, tachipnea, ipotensione e, nei casi più gravi, ipokaliemia, anuria e acidosi metabolica.

Generalmente la vaccinazione per il colera è raccomandata solo ai viaggiatori a rischio, ovvero lavoratori e sanitari che si recano in zone endemiche colpite da calamità varie. A tutti gli altri è consigliata l'adozione di corrette norme igieniche. Il vaccino viene somministrato per via orale in due dosi a 7-40 giorni di distanza l'una dall'altra.

Prevenire l'epatite A

L'epatite A è una malattia infettiva acuta provocata da un RNA virus chiamato HAV che aggredisce e danneggia le cellule del fegato. Nei Paesi in via di sviluppo, dove le condizioni igienico sanitarie sono spesso precarie, l'infezione si trasmette tramite il contatto diretto con persone infette o mediante il consumo di alimenti e/o bevande contaminate. A differenza delle altre tipologie di epatite, B e C, l'epatite A non cronicizza mai e non è un fattore di rischio per la cirrosi e per il tumore al fegato.

Nella maggior parte dei casi il disturbo decorre in maniera asintomatica. Tuttavia, quando presenti, i sintomi esordiscono in maniera brusca. In un primo momento compare la stanchezza associata a mal di testa, nausea, vomito, inappetenza, febbre, dolori muscolari e addominali. Successivamente il danno epatico si manifesta attraverso l'ittero. L'aumentata concentrazione di bilirubina nel sangue dona alla pelle un colorito giallastro.

La vaccinazione per l'epatite A è raccomandata ai viaggiatori non immuni che si recano in zone ad alto rischio come Africa, Asia, Paesi del Bacino del Mediterraneo, Medio Oriente, Centro e Sud America. Il vaccino viene somministrato per via intramuscolare in due dosi a 6 mesi di distanza l'una dall'altra.

Prevenire la febbre gialla

La febbre gialla è una malattia infettiva acuta provocata dal virus Flaviviridae che viene trasmesso dalla puntura della zanzara appartenente al genere Aedes. I Paesi ad alto rischio sono l'Africa centrale e occidentale con 200mila casi l'anno e l'America centrale e meridionale con 100-200mila casi annuali.

Il periodo di incubazione dell'infezione è di tre-sei giorni. Quando presenti i sintomi includono febbre elevata, debolezza, brividi, vertigini, cefalea, dolori muscolari. Ancora nausea, vomito, stipsi, irritabilità, abbassamento dei globuli bianchi, arrossamento del volto e della congiuntiva. Nei casi più gravi compaiono anche manifestazioni emorragiche, ittero, dolore epigastrico, insufficienza renale, delirio e convulsioni.

La vaccinazione per la febbre gialla è raccomandata ai viaggiatori che si recano nelle zone

prima citate. In alcuni Paesi vi è l'obbligo di richiedere un certificato valido anche solo per il transito aeroportuale. Il vaccino viene somministrato per via sottocutanea o intramuscolare in un'unica dose.

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