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"Fatherland" e "The Match". Cannes riaccende il Novecento

Il premio Oscar Pawlikowski racconta la Germania post nazista. Franco e Cabral guardano alle Falklands

"Fatherland" e "The Match". Cannes riaccende il Novecento
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da Cannes

La guerra è finita - siamo nel 1949 - e Thomas Mann, laureato con il Nobel vent'anni prima, torna in Germania da dove è fuggito dopo l'avvento del nazismo. Lo fa in compagnia della figlia Erika, donna poliedrica capace di essere al contempo attrice, scrittrice e pilota di rally. È una nazione divisa e sofferente e padre e figlia attraversano uno stato in rovina confrontandosi su temi validi ieri come oggi che nuovi venti di guerra spirano violenti. Il dialogo tocca temi sensibili e delicati. Identità. Colpe. Amore. Famiglia.

Il polacco Pawel Pawlikowski (nella foto) prende per mano Cannes e, dopo un esordio sottovoce, lo porta nel vivo con Fatherland, un film in uno struggente bianco e nero che, per molti versi, torna sui passi già compiuti dal regista con Cold way e Ida dove gli sconvolgimenti, morali e non solo, di un'Europa travagliata fanno da contorno a motivi e riflessioni che hanno cittadinanza attuale. La guerra fredda post bellica ha il riscontro di un mondo diviso anche oggi sul lato religioso e delle alleanze, che talvolta fanno rima con dittature, tuttora esistenti pur sotto mentite spoglie. Così la Buick nera su cui viaggiano lo scrittore e la figlia d'arte risulta il punto di osservazione pacato ma penetrante che sposa cinema, arte, letteratura e politica.

Un aspetto che attraversa un'altra prima mondiale di carattere decisamente opposto come The match di Juan Cabral e Santiago Franco che ufficialmente è sulla partita Argentina-Inghilterra dei mondiali del 1986 quando Maradona segnò un gol con la mano ma, in realtà, racconta retroscena e retroterra di quella rivalità sportiva.

Una crisi che affonda le radici nel passato e nella guerra di rivendicazione delle isole Falkland.

Equilibri e squilibri della situazione internazionale, a dimostrazione che il cinema parla di un oggi destinato a rimanere fisso sullo schermo come nella memoria. Pervaso da quell'alone politico nel senso più nobile del termine, capace di collegare film totalmente differenti per genere e ispirazione senza necessariamente trasformare tutto in conflitti ideologici.

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