La febbre greca arriva a Madrid L’euro crolla e trascina le Borse

La tregua è durata soltanto ventiquattr’ore. Ma poi, sui mercati internazionali, si è scatenato il finimondo: Borse ed euro a picco, spread allargati, nuovi timori di default non solo della Grecia, ma anche di Portogallo e Spagna. Il pacchetto di salvataggio messo a punto da Unione europea e Fondo monetario internazionale, il cui board si riunirà domenica per deliberare sulla richiesta di aiuti per Atene, non ha convinto. O forse il braccio di ferro tra governi europei e mercati globali non poteva semplicemente concludersi così, senza vincitori né vinti (cittadini greci a parte).
Nel marasma gli investitori si sono buttati sull’oro, che ha raggiunto i 1.190 dollari l’oncia, a un passo dal record toccato in dicembre, per poi ridiscendere.
I numeri fanno impressione. Le Borse europee hanno lasciato sul terreno 144 miliardi di euro, azzerando l’intero guadagno raggranellato dall’inizio dell’anno. A Milano, che ha sofferto più di altre piazze, l’indice Ftse All Share è sceso del 4,47%. Parigi ha chiuso a -3,64%, Francoforte a -2,6%, Londra a -2,56%. Madrid è sprofondata di oltre il 5%, nonostante due delle principali agenzie di rating, Moody’s e Fitch, abbiano confermato la loro valutazione sul debito sovrano spagnolo, con prospettive «stabili». I bond di Madrid e Lisbona sono caduti nell’ipotesi che il pacchetto di aiuti per Atene non sia sufficiente a fermare il terremoto nell’Eurozona. A confutare questo timore, è sceso in campo anche il premier Zapatero, definendo «una follia» tutte le voci e le speculazioni: «La zona euro non sarà contagiata, eviteremo che la speculazione vada avanti», ha detto. Il Fondo monetario internazionale ha dovuto smentire la voce di un’imminente richiesta di aiuto da parte della Spagna per 280 miliardi di euro.
Il governo di Atene ha assunto come consulente finanziario la banca Lazard, e questa iniziativa ha fatto pensare all’ipotesi di un piano di ristrutturazione del debito greco (Lazard ha ricoperto un simile ruolo in Argentina, Equador e Costa d’Avorio); ma è stato precisato che «l’opzione di una ristrutturazione del debito greco non è mai stata presa in considerazione». Alcune fonti di mercato sostengono che, per fronteggiare la crisi dell’Eurozona, la Bce dovrà rendere ancora più «facili» le garanzie collaterali sui prestiti, o persino acquistare bond dei Paesi in difficoltà.
A sua volta, la moneta europea ha toccato i minimi dell’ultimo anno sul dollaro scendendo sotto l’importante livello psicologico di 1,30 dollari. Il calo della valuta europea, insieme ai timori di una crescita economica più bassa del previsto, ha colpito le quotazioni del petrolio, che sono scese di quasi tre dollari al barile. Nei mercati finanziari, il comparto più colpito è stato quello bancario. A Milano Unicredit ha lasciato sul campo il 7,45%, Intesa il 7,21%, Banco Popolare il 6,77%, la Popolare di Milano il 5,09%. Ribassi pesanti anche per Fiat e Pirelli. A metà seduta, Wall street cedeva oltre il 2%.
Gli operatori prevedono altre giornate di passione, almeno fino a quando una buona parte degli aiuti promessi sarà materialmente trasferita ad Atene. Nelle prossime ore il Consiglio dei ministri darà il via libera alla «fetta» italiana (fino a 5,5 miliardi quest’anno) di aiuti, ed entro venerdì ci sarà il «sì» del parlamento tedesco. Forte di una situazione più salda rispetto a molti altri Paesi, l’Italia ha approvato senza esitazioni il pacchetto di sostegno alla Grecia. Ancora ieri, il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, ha detto: «È evidente che l’Italia è sulla via giusta, mentre i Paesi che hanno spinto troppo sulla spesa pubblica oggi hanno problemi». Rispetto alla Grecia, Gurria parla di «situazioni non comparabili», mentre il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha ricordato che siamo «l’unico Paese che si è posto, in tempi di crisi, l’obiettivo di una riforma fiscale».

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