Federer fa piangere Murray: "Lo capisco..."

Lo svizzero domina in tre set il britannico nella finale degli Australian Open: è il suo sedicesimo titolo dello Slam. "Mi spiace per Andy ma avrà modo di rifarsi. Certo che star lì a vederlo in lacrime è stata dura..."

Ancora lui, per la sedicesima volta in uno Slam. la finale degli Australian Open non ha avuto storia, cè solo Roger Federee, tanto che Murray - capace di lottare veramente solo nel tie-break del terzo set - ha potuto solo piangere. Così ecco che per celebrare Fererer, dopo il 6-3, 6-4, 7-6 della finale, non ci sono più parole. Par cui meglio usare le sue, quelle della conferenza stampa tradotta grazie al sito Ubitennis.com..
D: Diresti che la tua abilità di recuperare è tanto importante quanto quella di saper colpire la palla?
RF: Si, penso che il lavoro di piedi è una delle cose più importanti nel tennis, specialmente al nostro livello. Credo che oggi lo sport sia diventato molto fisico, specialmente da fondo campo. Non è più avanti e indietro, ma destra e sinistra. Mi sento di essere tornato a muovermi bene. Credo di aver giocato a tratti il mio miglior tennis.
D: Credi sia stata una questione di strategia stasera, più del solito?
RF: Beh, lui è sicuramente uno molto paziente a fondo campo, è quello che lo ha reso così forte. Non sbaglia molto, è pericoloso, varia molto bene, a volte più arrotato a volte più piatto. Può ovviamente colpire negli angoli, lungo linea così come con il rovescio. È per questo che è difficile giocarci contro. Credo che il primo set sia stato interessante dal punto di vista mentale e fisico. Ha giocato ad intensità molto elevata. Lo avrebbe potuto benissimo vincere anche lui. Riuscire ad ottenere il break e a giocare come ho fatto è stato cruciale nella partita perché stavamo giocando entrambi bene. Ma qualcuno il set lo deve vincere e per fortuna l'ho vinto io.
D: Ti abbiamo visto iniziare una sorta di guerra psicologica riguardo alla pressione che c'è su di lui, dei 150.000 anni di mancate vittorie. È stato più bello battere Murray perché aveva un record così buono contro di te?
RF: credo che si sia esagerata la cosa. L'intervista in campo, non la prendo seriamente. Se pensi sia stata una cosa mentale io non lo credo. Ma mi fai la domanda e ti do una risposta secca. Così come ho fatto nella conferenza stampa alla fine del match con Tsonga. Non è facile vincere il primo Slam. Non è una cosa mentale avvitarcisi. È semplicemente difficile da raggiungere. E la prossima volta non sarà più facile. Ma il suo gioco è così buono che vincerà sicuramente uno Slam. Credo abbia fatto molto bene stasera perché le condizioni non erano facili. Voglio dire, ho giocato una gran partita. Qualcuno deve vincere e sono contento di essere io.
D: Dopo le emozioni del 14 esimo e 15 esimo Slam, come valuti questo?
RF: Credo bisogna vedere anche come finisce una partita. Se da 40-0 o in un tiebreak. Non ricordo nemmeno il punteggio. 13-11, a volte finisce che nemmeno te ne accorgi. La sensazione è stata simile a quella di Wimbledon perché tutto ad un tratto è finito. Mentre invece se avessi vinto dopo quel dropshot sarebbe stato molto più emozionante. Ma dopo aver perso quel punto, ho pensato, cavolo mi ha appena tolto il trofeo dalle mani, potrei finire per perderla questa partita. Dopo due o tre punti sono riuscito a vincere. È stata un po' come una montagna russa di emozioni.
D: Come riesci, anno dopo anno, a vincere Slam dopo Slam e farlo sembrare così facile?
RF: Beh, non c'è nessun secreto. Sicuramente un giocatore con molto talento (risate). Ho sempre saputo di avere qualcosa di speciale, ma non pensavo fosse così estremo. Ho sicuramente dovuto lavorare molto sodo per riuscire a scegliere il colpo giusto al momento giusto. Ad esempio, sul match point ho deciso di fare una smorzata, devi essere un pazzo a fare una cosa del genere. Ma sapevo di averlo in mano. La domanda è: ce l'ho nella testa e nelle gambe? È qualcosa su cui ho dovuto lavorare. E ora mi sento anche stimolato dalle nuove generazioni. Ho come la sensazione che il tennis cambi ogni 5 anni. Perché quando sono arrivato sul circuito i match si giocavano in maniera diversa. I giocatori servivano bene ma c'era sempre una debolezza. Oggi non più.E anche grazie a ragazzi come Murray. MI hanno reso un giocatore migliore perché credo che questa sia stata una delle mie performance migliori degli ultimi tempi o forse di sempre.
D: Ha detto di poter piangere come te ma di non saper giocare come te. Sei stato molto gentile verso di lui poco dopo. Cosa ti fa pensare che vincerà uno di quei trofei?
RF: Beh, credo che si muova benissimo, è un ottimo tattico, ha un bellissimo rovescio. Ha tutto quello di cui c'è bisogno per battere il migliore e vincere il torneo. A volte non capita quando lo vuoi tu. A volte invece succede quando non te lo aspetti. Fa parte poi di una generazione non facile, ci sono tanti ragazzi che giocano bene. Io ho dominato sul cemento e sull'erba per un bel po'. Rafa è diventato molto forte anche sulle altre superfici. Penso che non sia facile vincere gli Slam. Ma lui è forte mentalmente, il gioco ce l'ha. È solo una questione di tempo.
D: Questo è il tuo primo AO dopo un paio di anni. Pensi al Grande Slam? Specialmente con Nadal che ha dei problemi e con te in grande forma?
RF: Non è in cima ai miei pensieri. Andrò ancora a giocare tornei minori, i Master 1000 e quelli che dobbiamo giocare. Darò del mio meglio ovunque vado perché non ci sono solo gli Slam. Certo sono importanti ma cerco di rispettare tutti i tornei nei quali vengo invitato e che gioco. CI sono dei fan che pagano il biglietto. Non voglio deluderli. Non adatterò il mio calendario per fare il Grande Slam. Se succede, bene altrimenti non è che sia la mia priorità. Lo stesso vale per il numero di Slam che vincerò. Quello che viene viene. Voglio divertirmi e godermi ogni momento. Ancora di più come papà.
D: Come festeggerai stasera?
RF: amici e famiglia. E vedrò se le bimbe sono ancora sveglie. Spero di no (sorride). Altrimenti le sveglierò domani e le abbraccerò perché sono molto contento. Penso che passerò una buona serata a cena. È quello che faccio solitamente, sia se perdo che se vinco. È un' abitudine. Poi credo che alle 12 ho un photo shooting.
D: Riesci a capire come mai Andy si sia emozionato alla fine? Ci sei passato anche tu. Hai detto che è difficile vincere il primo Slam. Riesci ad apprezzare come si sia sentito giù alla fine?
RF: Si,beh, certo che lo capisco. È successo anche a me. Credo che agli US Open sia andato via tutto un po' troppo in fretta per lui. Ha giocato un giorno dopo l'altro, sabato e domani e con Rafa. Prima di accorgersene si è ritrovato in finale agli USOpen. E ha perso, ma era comunque soddisfatto del risultato perché la vittoria contro Rafa è stata importante. Ma forse non ha avuto il tempo di pensarci su. Non so se lo avete sentito dire già da me, ma gli US Open sono molto rumorosi, quindi non hai neanche il modo di star lì troppo a pensare, come ho giocato, sono deluso ecc... Qui in Australia o a Wimbledon è molto diverso, tutto è calmo. Hanno tutti tantissimo rispetto. Standing ovation. E le emozioni iniziano ad aumentare con il procedere della premiazione. Credo stesse bene fino a quando mi ha detto che invece ci sarebbero state delle lacrime. E io gli ho detto, non preoccuparti, andrà tutto bene. E poi in effetti ha pianto. Da un lato è dura star lì a guardare, ma allo stesso tempo vedi quando i giocatori abbiano a cuore questo sport. Ed è una cosa bella. Quindi gli auguro solo il meglio.
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