Feltri: "Il reato di diffamazione va abolito"

Il direttore de il Giornale sulla libertà di stampa: "Vanno abolite le sanzioni penali. Negli altri paesi si procede solo civilmente, non c’è di mezzo la galera, che puzza di Stalin, Hitler, Mussolini". Sulle querele: "Ne ho prese due da Prodi, quando era premier"

Feltri: "Il reato di diffamazione va abolito"

Milano - La libertà di stampa è uno dei caposaldi della democrazia. Doveroso difenderla. Ma come? Bisognerebbe abolire il rito penale per il reato di diffamazione a mezzo stampa del giornalista. E' l'opinione di Vittorio Feltri. Il direttore de il Giornale l'ha ribadita nel corso del programma radiofonico "28 minuti" di Radio2. "La libertà di stampa va difesa, ma l’Italia - ha detto Feltri - è uno dei pochi paesi evoluti civili europei che ancora applicano la sanzione penale per il giornalista che si rende responsabile di diffamazione a mezzo stampa. Questo è un errore - ha aggiunto - negli altri paesi si procede solo civilmente, non c’è di mezzo la galera, che puzza di Stalin, Hitler, Mussolini. Andrebbe abolito il rito penale e adottato soltanto quello civile: questo dovrebbe essere il primo passo per avere maggiore libertà di stampa".

Feltri ha poi ricordato di essere stato "querelato un paio di volte da Prodi che era presidente del consiglio: non ho visto manifestazioni di piazza, nessuno ha sollevato questo punto. Oggi perché sono stati querelati Unità e Repubblica dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi, sembra sia caduto il mondo". "C’è anche qualche esagerazione di troppo e io sono uno dei responsabili, non mi nascondo dietro a un dito - dice Feltri a proposito degli scoop che caratterizzano i quotidiani nell’ultimo periodo - chiaro che il senso della misura qualche volta può venir meno, quando si apre una breccia poi ci sta anche il disastro. Bisognerebbe centellinare l’invettiva o l’inchiesta devastante perché il rischio è anche un altro e cioè che il lettore si abitui a queste cose e consideri un giornale ansiogeno, cosa che non farebbe bene alla stampa che è già in difficoltà".
"Non è assolutamente vero, come si è detto e scritto che Berlusconi voglia vendermi il Giornale. Il  direttore smentisce l'indiscrezione circolata alcuni giorni fa. "Credo anche di sapere perché sia girata questa voce. Nei giorni di burrasca con An per il corsivo che scrissi su Gianfranco Fini, mi hanno raccontato che Berlusconi si fosse un po' spazientito perché dentro An pensavano che fosse lui l’ispiratore. Così mi risulta che a un certo punto Berlusconi avrebbe detto: "Vendo il Giornale a Feltri, almeno così nessuno potrà più sospettare che sia io il mandante di certi articoli".