Al festival di Como l’epistolario di Paolo Grassi

Sull’efficienza maniacale di Paolo Grassi si è scritto molto. È noto il flusso costante di bigliettini con cui comandava a bacchetta i suoi collaboratori, sono note le riunioni indette all’alba, durante le quali, per non perdere tempo, si faceva radere dal suo barbiere, è noto il suo continuo oliare e verificare la macchina organizzativa dei teatri che ha diretto, perché il meccanismo non si inceppasse mai. Un libro uscito qualche mese fa da Skira, “Paolo Grassi. Il coraggio della responsabilità. Scritti sull’Avanti, 1945-1980”, ci ricorda però che il senso dell’efficienza di questo infaticabile intellettuale, straordinariamente abile nel gestire strutture complesse come il Piccolo Teatro e la Scala, non aveva nulla a che fare con l’efficientismo. “La società ha bisogno più di tensioni ideali che di che di efficienza”, affermò Grassi da neo-nominato sovrintendente della Scala, nel 1972. Per lui – scrive Carlo Fontana, che ha curato il volume insieme a Valentina Garavaglia – il fine era quello di creare “un organismo imprenditoriale in quanto efficiente, efficiente in quanto culturalmente vivo, vivo in quanto specchio di una società viva”. Grassi tentò di “vivificare la società” creando un teatro che fosse, allo stesso tempo, d’avanguardia e popolare, vale a dire “un teatro d’arte per tutti”, come recita uno slogan da lui inventato per il Piccolo, che fondò insieme a Strehler nel 1947. Per mettere a punto questa formula, gli fu necessario posare uno sguardo lucido sulla situazione teatrale del nostro paese: sulla vivacità del dibattito critico, per quanto ingessato in categorie ideologiche, sul moltiplicarsi di palcoscenici, compagnie e attori a cui si assistette dagli anni della ricostruzione postbellica fino a quelli di piombo. I testi raccolti nel volume edito da Skira – che oggi alle 18 verrà presentato da Carlo Fontana e Giovanna Lomazzi a Como, nell’ambito di Parolario – mettono in luce quanto affilata e soprattutto impetuosa fosse la verve interpretativa di Grassi. Sia che si trattasse degli spettacoli nazionalpopolari di Garinei e Giovannini, che di quelli ineffabili di Luchino Visconti, il critico dell’Avanti non risparmiava invettive, ma neppure calorosi incoraggiamenti.